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Proverbi Napoletani: Superstizioni

Aglie; fravaglie e fattura ca nun quaglie:  Agli, fravagli e fattura che non attecchisce

Amleti-tipici-della-superstizione-tradizionale-siciliana

Aitano Pappagone, il personaggio creato da Peppino de Filippo, ripeteva questo scongiuro, aggiungendovi magari la postilla corna e bicorna, cap’alice e capa d’aglio (Corna e doppie corna, testa d’acciuga e testa d’aglio).
La valenza magica dell’aglio si spiega con la sua attitudini a fugare i vampiri ( Al contrario però esiste anche la fattura’aglio muscio, stregoneria con l’aglio secco); quella dei fravaglie e delle alici si riconnette ai poteri attribuiti in genere ai pesci, non tanto con riferimento al greco ichtys, acrostico di Cristo, quanto più semplicemente per la credenza popolare cui Uocchio e pesce addò guarda avenna e cresce, quella delle corna infine è da ricondurre al potere delle punte di respingere il malocchio. Il concorso di tutti questi fattori impedirà alla fattura di quagliare.

Anem’é ppezzentelle: Anime Poverelle

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Il patrocinio delle anime dei poveri è sovente, invocato, nell’ambito del culto dei morti, da sempre vivo a Napoli, pur se per lo più, con manifestazioni devianti, represse dall’autorità ecclesiastica, nel quale esse occupano un posto particolare, perchè carenti di suffragi in terra.

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