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Centro Antico

IL CENTRO ANTICO

La visita del Centro Antico di Napoli rappresenta un viaggio nel tempo irripetibile ed unico al mondo: attraversando la storia tramite i periodi che hanno caratterizzato il processo evolutivo di Napoli: Greco, Romanico- Medioevale, Rinascimentale, Barocco, Roccocò.

Dall'esame delle opere emerge l'aspetto di una stratificazione di duemilacinquecento anni i cui elementi convivono in perfetta simbiosi. Nella distribuzione urbanistica di Roma i fori imperiali sono ubicati a notevole distanza dalla città barocca. La Parigi di Notre- Dame non esiste più. La Londra di Elisabetta la Grande fu distrutta da un incendio. Della Vienna dell'antico impero asburgico esistono rare testimonianze che non convivono con la «nuova capitale», del 1684, Madrid, per così dire, «è nata ieri». Napoli è la sola, tra le grandi città europee, a mostrare al turista una stratificazione godibile senza dissonanze quasi che il tutto fosse stato preordinato da sempre.

Della Napoli greca e romana (VII sec. a.C. – IV sec. d.C.) restano vive presenze nell'attuale seicentesca piazza di S. Gaetano, tra la chiesa barocca di S. Paolo Maggiore, con le colonne corinzie ed il muro ad «opus reticulatum» nel tempio dei Dioscuri, ed il sottosuolo della vicina chiesa trecentesca di S. Lorenzo Maggiore ove è stato rinvenuto il pavimento della basilica paleocristiana e, ad un livello sottostante, i resti della curia romana, la strada e le botteghe greche, tutte visibili.

Qui vi era il Foro con il conseguente centro della vita cittadina e da esso s'irradiavano i tre decumani ora corrispondenti ad altrettanti arterie dell'odierna città: il Decumanus major che ora prende il nome di via Tribunali (attraversa la piazza S. Gaetano), il Decumanus superior che va da via Sapienza alla piazzetta SS.Apostoli, il Decumanus inferior dall'attuale piazza S. Domenico Maggiore alle Mura Greche in fondo a via Forcella. Queste grandi strade erano collegate tra loro dai Cardines (gli attuali vicoli) i quali, intersecandosi, formavano le insulae ovvero i limiti delle case isolate o aggruppate recintate da alte mura. E' entro tali perimetri che crebbe la Napoli bizantina, la medievale, la rinascirnentale e la barocca fino ad oggi, eliminando parte dei Cardines e tutti i giardini e gli orti che allietavano le antiche case.

Una stratificazione più che millenaria che ha rispettato, a volte, perfino le antiche consuetudini: qui vi era il Foro con le botteghe, oggi vi sono i popolari mercati sotto i portici medievali con le spettacolari mostre delle verdure, dei pesci, ed altro, di sapore barocco. Poco più avanti si trova la chiesa del Purgatorio ad Arco dedicata al culto dei morti, qualcosa che ci viene dagli Inferi di greca memoria, più che dal cattolicesimo. Su per via S. Gregorio Armeno s'incontra un basamento ove appare, abrasa, la figura di Cerere, la dea della fertilità; del suo tempio vi è uno squarcio di muro inglobato nella vicina chiesa di S. Gregorio Armeno ove si venera S. Patrizia, la vergine martire alla quale le giovani spose chiedono la grazia di una benefica prolificità!

Le stratificazioni continuarono nei secoli successivi: i civili e gli ordini religiosi, sollecitati dal mutare del gusto, avvertirono la continua necessità di trasformazioni e superfetazioni delle opere di loro proprietà. Così le strutture delle chiese angioine e catalane con l'avvento degli aragonesi furono celate sotto una coltre di decorazione pittorica e rnarmorea creata dagli artisti del Quattrocento, del Cinquecento e del Seicento. E' questo il motivo che ci ha indotto ad inserire in itinerari distanti nel tempo la medesima chiesa o monumento.

Itinerario romanico – medievale

La suddivisione e schematizzazione degli itinerari rispondono al criterio di collocare i monumenti entro il periodo storico corrispondente al passaggio della città da una dominazione all'altra. Ciò premesso va detto che sono da vedere nella situazione storico- sociale del periodo romanico le premesse della situazione artistica della Napoli angioina. Dopo il fulgido momento di libertà e d'arte del periodo Ducale (763-1139) vanno ricordati gli splendori del Medio Evo, il campanile di S.Maria Maggiore detta della Pietrasanta, i mosaici di ispirazione bizantina del Fonte Battesimale in Santa Restituta nonché il ricordo medievale nelle basse arcate dei portici di via Tribunali che una antica tradizione vuole sede dei Principi di Bisanzio. N

apoli fu declassata a città di provincia durante le dominazioni normanna e sveva. Dovette attendere il 1266 per essere elevata a capitale del regno con il re Carlo 1 d'Angiò. Fu questo avvenimento che determinò il totale rinnovamento culturale e l'espansione urbanistica della città. Queste le ragioni che chiariscono la presenza a Napoli di monumenti molto aderenti allo stile gotico francese. La presenza degli orafi francesi è testimoniata dall'imbusto e dal reliquiario di S. Gennaro nella cappella del Tesoro nel Duomo. Ma gli angioini chiamarono anche artisti italiani come Giotto, Simone Martini e Tino da Camaino ad ornare le opere da loro fatte erigere. I banchieri fiorentini accorsero per finanziare tali imprese: tra loro vi era il giovanissimo Boccaccio che qui trasse esperienza di vita, che poi trasfuse nel suo Decamerone. La presenza a Napoli del Petrarca e la sua incoronazione a poeta dimostrano l'alto livello a cui era giunta la cultura locale.

Itinerario rinascimentale

Dopo l'interessante periodo dell'arte catalana (1380-1435) Napoli partecipò con ritardo, rispetto a Firenze culla dell'umanesimo, alla rinascita artistica. Nel 1442 il regno passò alla dinastia aragonese. Alfonso V, fedele al credo umanistico, volle che la città fosse in prevalenza arricchita di edifici civili e circondata da nuove mura. La partecipazione degli artisti locali fu limitata, mentre furono notevoli la presenza e l'influsso esercitati da artisti toscani chiamati dal re e dalla nobiltà e protetti da mercanti e banchieri fiorentini. Di tanta dovizia restano nel «centro antico» i palazzi Carafa e Cuomo, esempi qualificanti dell'architettura civile. A partire dal 1506 Napoli passò sotto il dominio della Spagna divenendo sede di viceré: nonostante la sudditanza la città si trasformò e si ampliò: fu aperta la famosa via Toledo e furono eretti palazzi e chiese degni di una capitale. Nonostante tanto, l'arte non assunse un aspetto originale ed il classicismo ed il manierismo furono vissuti a livello d'influenza per la presenza di artisti lombardi, romani e toscani, i quali nelle loro botteghe prepararono quegli artisti napoletani che diedero vita, già verso il 1610, a quelle istanze barocche che, affermatesi durante il Seicento, daranno alla città un suo volto. Se le arti decorative e la pittura furono coinvolte dalla lezione dei manierismo romano e toscano, non riuscendo a realizzare una propria visione, la scultura, con le due grosse personalità di Giovanni da Nola e Girolamo Santacroce, seppe rompere i limiti di tale influenza esprimendo un'autonoma visione che pose le basi della grande lezione barocca.

Itinerario barocco

Nel Seicento il gusto barocco, che s'identifica con la dominazione spagnola, oltre a creare opere autonome che diedero alla città quel particolare volto che ancora le si riconosce, si preoccupò di occultare anche le opere del Cinquecento, oltre a quelle che erano rimaste indenni dalle precedenti stratificazioni, per cui in alcune chiese è possibile ammirare i segni del passaggio dei secoli fino al Settecento. E' il caso del Duomo ove dalla medievale chiesa di S. Restituta, si passa, quasi inavvertitamente, alle preziose statue di argento del sec. XVIII custodite nel tesoro di San Gennaro. I monumenti, le pitture e le opere di artigianato artistico che si ammirano nell'itinerario barocco rappresentano la peculiarità di uno stile che si esplica attraverso la ricerca di una vistosa bellezza di forme, colori e luci, di profusioni di stucchi dorati, di commessi marmorei negli altari, nelle lesene: elementi che danno la misura dello straordinario livello dell'artigianato artistico napoletano, oltre che dell'inventiva degli architetti che crearono i modelli. Il barocco napoletano, i cui segni sono individuabili intorno al 1610, mostra non solo nella esasperata fantasia ed ostentazione di ogni forma il suo particolare carattere, ma anche nell'applicazione delle turgide volute e cartocci, presenti in ogni ornamento come cassa di risonanza di un sentimento vivo e vitale nonostante il clima di repressione della dominazione spagnola (1506-1707), la Controriforma con l'Inquisizione e le calamità naturali. La pittura, decorativa e da cavalletto, affermatasi come simbolo dell'arte napoletana in tutta Europa, invase ogni angolo delle chiese e degli enormi palazzi baronali che occupavano intere «insulae».

Itinerario rococò

Il Settecento fu un secolo di profonde trasformazioni politiche che determinarono uno sviluppo socio-economico che la città non conosceva da secoli: questo è avvertibile nell'evoluzione della vita e della cultura, di conseguenza nelle opere originali ed in quelle trasformate in quel tempo. Nel 1707 la dominazione spagnola fu sostituita da quella austriaca: questo cambio di padroni costituì un insperato rinnovamento artistico, infatti gli austriaci si mostrarono liberali e propugnatori della cultura antibarocca. Riordinarono la giustizia, tentarono di stroncare la corruzione della pubblica amministrazione e i soprusi baronali e sostennero l'anticurialismo: ma su tutto emerse il clima di libertà e parità concesso alle donne. L'incoraggiamento delle iniziative private favorì le classi imprenditoriali e queste, conseguentemente, favorirono l'artigianato artistico attraverso le richieste di mobili «comodi», raffinati ed eleganti, inseriti in ambienti concepiti come scrigni per gioielli: ai colori scuri vennero sostituiti quelli pastellosi e le lacche, all'oro l'argento ed il bianco, al fasto l'intimità, alle ombre la luce. Così nel primo ventennio dei secolo Napoli è all'avanguardia con l'evoluzione del gusto da barocco a rococò. In questo clima di ricerca ambientale si collocano le scale a “collo d'oca”, i grandi pavimenti maiolicati ed i pastori da presepe: tre creazioni che resteranno uniche nella storia del gusto rococò in un momento in cui tutta l'Europa era legata al gusto barocco.

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