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Acerra nel mito di Pulcinella

Nell’operosa città vesuviana di Acerra nacque il famoso Pulcinella napoletano

Acerra

Acerra

Forse osca, certo etrusca, nel V secolo sannitica, alleata di Roma nella guerra tra campani e latini,  Acerra fu riconosciuta civitas sine suffragio nel 332 a.c.
Assediata e distrutta da Annibale (216 a .C.), risorse a prospera vita nel 211;  e nel 90 a.C., sotto le sue mura,  il console romano L. Cesare sconfisse in una memoranda battaglia Papio Mutilo, duce dell’esercito sociale.

La si ritrova poi variamente contesa tra bizantini di Napoli e longobardi di Benevento, e  anche dopo la scomparsa definitiva della vicina Suessula (882) , soggetta a non poche devastazioni di carattere militare (sembra che la funestassero anche gli ungari): onde solo nell’età normanna appare centro di un’importante contea, detenuta, tra gli altri, da quel Riccardo di Medania conte di Acerra che fu tra i maggiori sostenitori di re Tancredi e, dopo di lui, da Dipoldo di Hohenburg, sostituito poi (1218) da Tommaso d ‘Aquino.

Contemporaneamente, o quasi, alla contea, assunse importanza il vescovato, che vanta origini assai antiche (V sec.), ma del quale le prime notizie certe appaiono tra il 1098 e il 1144.

Rifugio di Manfredi avverso le preponderanti forze papali (1254), la città accolse a altresì Carlo I d’Angiò alla vigilia del suo ingresso a Napoli (marzo 1266), e, poco dopo, trascorsa la burrascosa esistenza di Adenolfo d’Aquino, Acerra appare feudo di taluni principi angioini.

E l’importanza militare che essa assunse durante le guerre di successione nel Napoletano valse a far moltiplicare i suoi conti e a farla seriamente contendere tra angioini e aragonesi.

Conquistata da Ferrante d ‘Aragona contro i baroni ribelli (1480) e venduta poi a Ferdinando di Cardenas, dové adattarsi alle residue operazioni militari generate dalle guerre d’Italia.

Centro dell’interesse della zona divennero allora le bonifiche del corso del Clanio, decise a varie riprese dall’amministrazione spagnola.

L’università, ossia la comunità, sorta alla fine del secolo XIV, difese i privilegi acquisiti contro i nuovi feudatari; e una sorta di insurrezione contro don Alfonso di Cardenas occasionò il tumulto masanielliano.

Problema fondamentale, per altro, permase quello della malaria, e proprio per iniziativa di un altro Cardenas (Alfonso V) fu dovuto, a i primi del settecento, il prosciugamento del cosiddetto pantano acerrano.

L’abolizione della feudalità trovò conti ancora i Cardenas (1806), dai quali la proprietà del castello e del territorio passò agli Spinelli.

La diocesi, unita nel 1818 a quella di Sant’Agata, riebbe l’autonomia nel 1854.

Alla sua tradizione contadina è dovuta la leggenda che ha fatto di Acerra la patria di Pulcinella, configurazione particolare del ‘secondo Zani’, escogitata, circa nel 1620, dal comico Silvio Fiorilli, con l’ intento preminente di distinguersi dal fratello Tiberio. Contadino come Arlecchino, come Arlecchino Pulcinella assunse gradatamente un cognome e una patria; e, come Arlecchino divenne bergamasco e fu Arlecchin Batoccio, così Pulcinella vantò sua patria Ponteselice e assai più spesso Acerra, e assunse il cognome di ‘Citrulo’ (scimunito).

E a Pulcinella l’attuale Acerra, operosa e industre città, ricca di prodotti agricoli e fiorente di traffici di esportazione, ha dedicato una statua, quasi come a colui che, più forse degli eventi e degli uomini per davvero esistiti, le ha assicurato una fama imperitura.

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