Home / Itinerari Napoli / Breve Storia di Nocera, origine e sviluppo

Breve Storia di Nocera, origine e sviluppo

Breve storia di Nocera, la sua fondazione

Ecco una breve storia di Nocera. Mediterranea, etrusca, sannitica, Nuceria A/faterna (o degli alfaterni) dové forse la sua fondazione (perduta nei veli della leggenda), certo il suo sviluppo all’importanza militare. Come colline e corsi d’acqua la garantivano strategicamente, così la prestigiosa ricchezza del suolo ne assicurò, anche in tempi tristi, la vita civile: e pertanto, già importante nelle dodecapoli etrusche, assurse alla testa della confederazione delle città della valle del Sarno e del Vesuvio, dal le quali derivò qualche elemento ellenico e per le quali tutte finì con il batter moneta. Già nella lega latina (331 a.C.), dopo la capitolazione del 307 a.C. fu fedele alleata di Roma e da Annibale lamentò distruzione completa (216 a.C.)(Breve storia di Nocera-Annibale).Breve storia di Nocera foto

Fu assediata poi e devastata da Silla, ma compensata infine con la cittadinanza romana e l’estensione del suo territorio oltre i confini della distrutta Stabia. Spartaco la saccheggiò; il primo triumvirato vi spedì veterani; e alla fine, da municipio la città divenne la colonia di Nuceria Constantia, nella quale intervennero sempre più numerosi i legionari del l’impero. Né una rissa tra pompeiani e nocerini, avveratasi nell’anfiteatro di Pompei, impedì più tardi, a costoro, di accogliere i profughi pompeiani dell’eruzione del 79. Gastaldato longobardo, elevato poi a contea, sopportò il peso delle ostilità tra longobardi e napoletani e, più tardi, dell’ascesa normanna.

Conte di Nocera divenne Giordano di Capua; e le sorti dei principi di Capua condivise sostanzialmente la città, costretta ad arrendersi nel 1134 a Ruggero II, dal quale ebbe poi a subire assedio, conquista, distruzione totale (1137).

Scompariva, nel tempo medesimo, la cattedra episcopale di Nocera, dedita al culto di san Prisco, e sicuramente ricoperta dal 402 al 598. Né la vecchia città fu ricostruita; e di essa si salvò solo in parte il battistero di Santa Maria Maggiore, del V secolo, e soggetto poi a varie trasformazioni (Breve storia di Nocera-Battistero di Santa Maria Maggiore)Breve storia di Nocera immagine. I nocerini preferirono elevare le loro case nei casali, apparsi già intorno a l mille lungo tutta la zona da Cava quasi ad Angri; mentre il feudo, assegnato da Federico II a Ottone di Conza (1220), passò poi ai Filangieri (1234) e nel 1268 a Jacques de Burson, e la città, che, intorno al 1228, aveva visto ristabilito il suo vescovo, Io perdeva nuovamente nel 1260, anche se, in quel tempo, per distinguerla dalla saracenica Lucera, gli angioini la ribattezzarono Nuceria Christianorum.

Mentre nei casali fio riva la piccola nobiltà, dimora preferita della corte rimase il castello, sede altresì della cattività della vedova di Manfredi, Elena di Epiro, e dei suoi figli; e il feudo nocerino, attribuito altresì a principi del sangue, conobbe, quasi alternativamente, infeudazioni e demonizzazioni; e vi fu signore Ludovico di Taranto, e, più tardi, ad personam, Niccolò Acciaiuoli, che vi morì l’8 novembre 1365. Vi riparò Urbano VI (1385), che ne restaurò il vescovato, vi fulminò scomuniche contro gli stessi Durazzeschi, vi celebrò processi, vi sostenne un assedio memorando.

Variamente conteso durante le guerre di Giovanna II, e finito agli Zurlo, che Io tennero sino al 1495, il feudo fu poi assegnato alle ‘tristi reyne’ (le due Giovanne d’Aragona), rivendicato nuovamente dal demanio contro le pretese della duchessa di Milano, venduto poi a don Tiberio Carafa conte di Soriano (152 1) e da Carlo V elevato a ducato. L’ampia estensione territo riale aveva dato vita a diversi nuclei comunali, tutti poi uniti in una università generale, che, abbandonata la vecchia denominazione ‘dei Cristiani’, assunse, derivandola con ogni verisimiglianza dal cognome di una famiglia del posto, quella di Nocera dei Pagani.

E codesti nuclei si distinsero o si raggrupparono variamente nel tempo (Nocera soprana, Nocera sottana, Sant’Egidio, Nocera San Matteo o Sei casali, Nocera Tre casali), e taluni raggiunsero poi totale autonomia: donde liti tra casale e casale; tra casali e università generale; tra università e vescovo; tra vescovo e feudatario; tra università e feudatario: liti spesso di carattere personale, ma variamente intessute di contesto giurisdizionale, dirette, com’esse erano, all’interpretazione dei privilegi che, segnatamente dai propri feudatari, Nocera era riuscita a trarre; e che si risolsero per un istante clamorosamente durante la rivoluzione di Masaniello, allorché il paese insorse contro il proprio duca e vantò i suoi capipopolo e conobbe altresì una breve amministrazione del duca di Guisa. E alla morte del l’ultimo duca Carafa (1648) e al conseguente ritorno della città all’amministrazione regia s’accompagnarono l’attività di briganti locali, la carestia, una ripresa vesuviana, la peste del 1656, i trascorsi delle compagnie militari.

Onde i governatori del nuovo duca di Nocera marchese di Castelrodrigo e dei suoi successori dovettero assistere a una ripresa sempre più viva delle anzidette rivendicazioni locali e rassegnarsi a un’ingerenza statale sempre più viva. Proprio nel giardino del vecchio palazzo ducale il re Carlo di Borbone fece costruire una grossa caserma di cavalleria che fu assediata, nel 1799, per tre giorni, dalla ‘Santafede’.

Alla soppressione della feudalità conseguì il riordinamento delle università nocerine (1806): Pagani, Sant’Egidio e Corbara divennero comuni autonomi; Nocera rimase Jocera Corpo; Sperandei, Tre Casali e San Matteo formarono  Nocera San Matteo. Una vendita carbonara (“La vera scelta’) alimentò i tentativi salernitani del maggio-giugno 1820: e la città fu attraversata dalle truppe del Pepe, e partecipò anche alle successive agitazioni carbonare. Il 12 febbraio 1834 Nocera San Matteo si unì a Nocera Corpo, formando il comune di Nocera, dal quale il novembre 1850 si distaccarono i villaggi di Nocera superiore (donde l’attuale distinzione di Nocera Superiore e Inferiore).

E sempre nel 1834 fu ristabilito il vescovato, che era stato nuovamente soppresso nel 1818. Intorno al 1930, ad opera del dottor Luigi Giliberti, sorse un’iniziativa, storicamente fondata, diretta a restituire alle due Nocere (la Superiore e l’Inferiore) la denominazione originaria di Nuceria A/faterna e a dare alla città uno stemma civico più consono alla sua storia concreta.

 

Lascia un Commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.I campi obbligatori sono evidenziati *

*

'
x

Check Also

Maggio dei Monumenti 2017: Dal Principe Totò ai teatri partenopei

Per quest’anno Maggio dei Monumenti è dedicato al grande Totò, per omaggiare il più grande ...

La Cappella Sansevero e i Segreti Del Principe

Da piazza San Domenico in cui sorge il palazzo dell’alchimista, fino ad una delle perle ...

Vivere nel racconto: Laboratorio Ricreativo per bambini

Anima di Napoli presenta Laboratorio RiCreativo “Vivere nel Racconto” a cura di Paola De Cicco ...

I Misteri del Borgo Orefici

” Il borgo Orefici” un viaggio tra presente e passato alla riscoperta dell’antico borgo della ...

Pompei: Tour alla scoperta dell’antica vita pompeiana

Viaggio alla scoperta della vita quotidiana degli abitanti di Pompei prima dell’eruzione che sommerse la ...