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Capri, il vento dell’isola

L’esplorazione di Capri, attraverso un vento di emozioni che vi porterà fino alla scoperta della Grotta Azzurra

Nonostante le strade rotabili e la motorizzazione sempre più invadente, Capri è uno dei pochi luoghi in cui sia le vecchie mulattiere che i nuovi sentieri pedonali consentono al visitatore il pieno godimento delle vere bellezze natura li e selvagge dell’isola.

Né s’illuda di conoscere l’isola chi la percorre velocemente col turismo carovaniero tra le sterzate e le virate delle automobili rombanti oppure, ancora peggio, chi giungendovi in aereo vede appiattito e annullato il rilievo esplosivo delle sue rocce.
Il turista moderno di buon gusto e di buon fiato deve misurare a piedi il suolo dell’isola, così come un bevitore centellina a sorsi un vino vecchio e profumato: la fatica e il godimento dell’ascesa sono la sola vendetta che può prendersi contro i mezzi motorizzati che infestano l’isola.

L’ascesa alle grandiose rovine della Villa Joris, su monte Tiberio, costituisce la prova di forza del turista caprese. In quaranta minuti circa si salgono le pendici del  San Michele; si attraversano,  tra qualche pretenziosa villa e schiette casette capresi, le contrade Monetella e Moneta pensando ai tesori di marenghi d’oro che hanno allietato i sogni di qualche vignaiuolo caprese e,  salito il breve costone del monte di Lauro, si entra nel demanio imperiale di Tiberio avendo di faccia la villa chiusa e massiccia come una fortezza e la tozza torre del Faro: si tratta della più singolare residenza imperiale,  più umana e serena di quella che accolse e non rasserenò, nell’immenso e fosco Escuriale,  la cupa vecchiezza di Carlo V.

Capri il vento dell'isola

Capri il vento dell’isola

Se provate un brivido di terrore a protendervi sull’abisso del ‘Salto’,  vi consolerà l’aereo balcone della loggia imperiale aperta sul golfo di Napoli.

Dall’ebbrezza dionisiaca delle rocce di Villa Joris alle ombre di Matromania,  è breve il passo sulla via del ritorno.
Il ninfeo è muto, senza più murmure d’acqua e senza,  è da sperare,  attendamenti di qualche innamorato romantico di Capri, così da potere, nell’ora meridiana o nel silenzio della sera,  riudire il vento che suscita nell’orchestra delle rocce e della selva il canto orgiastico dei seguaci della Gran Madre Cibele.

E di là, abbandonandovi al sentiero di Pizzolungo, della cala del Fico, della baia di Tragara, tornerete purificati tra le mondanità di Capri e i beveraggi dei barman della Piazzetta.

Venerato san Costanzo, gran  protettore di Capri, nella più bella chiesa bizantina dell’isola (invece in alto, accanto alla Piazzetta, anche la chiesa di San Costanzo s’è abbandonata a qualche benevola condiscendenza verso il settecento caprese e l’amore per le anticaglie tiberiane), si entra nell’antico parco della villa di Augusto.

Il piazzale del Campo di Marte conserva il disegno dell’antico xystus della villa. I Bagni di Tiberio fra un ninfeo ad esedra, massi di fabbrica e macigni di monte, possono offrire ancora  una deliziosa natatio.

Emblema di Anacapri, fino a che il perverso gusto degli uomini non la metta in gara di mondanità e d i malintesa modernità con Capri, dovrebbe essere il paradiso terrestre raffigurato nel grandioso pavimento maiolicato del suo bel San Michele con Eva tentata dal serpente e non ancora peccatrice.

E invero il quartiere le Boffe, il più puro complesso urbanistico caprese fra il Solaro e un mareggiare di ulivi, vi dà ancora l’illusione di essere sulla terra dei beati. Perfino Tiberio nella sua villa di Damecuta, a semplici grandi terrazze con una loggia pensile avvolta dal profumo dei pini e delle ginestre,  appare meno accigliato.

Dopo circa 150 anni dalla sua scoperta anche la famosissima Grotta Azzurra s’è dovuta uniformare alle esigenze del turismo carovaniero, e la visita alla Grotta o, come si dice, nel gergo marittimo caprese ‘l’operazione della Grotta’ avviene secondo norme statutarie più o meno pacificamente concordate tra agenzie di viaggio, motoscafi, battellieri e riscuotitori di gabelle statali e comunali.

Il numero sempre crescente dei visitatori impone un turno d’attesa davanti al foro d’entrata che, come le porte chiuse dei palazzi incantati, vi lascia più immaginare che intravedere quel che vi aspetta al di dentro.

Nonostante questi piccoli disagi e altre passeggere marittime avversità, ]”operazione’, ossia l’atto del coricarsi supino sul fondo della barca, come per un atto di rassegnata compostezza prima dell’ultimo viaggio di Caronte, il guizzo veloce all’interno e l’improvviso risollevarsi in una luce d’incantesimo, danno al turista più impaziente il senso d’aver scoperto anch’egli la Grotta Azzurra ed aver visto, attraverso un diorama, il segreto mistero di Capri.

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