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Capri, l’isola degli imperatori: ecco una fotogallery

Capri, l’isola degli imperatori: da Augusto ai Borbone

Capri, l'isola degli imperatori immagineCapri, l’isola degli imperatori. Tracce non dubbie di insediamenti umani in Capri si hanno già per il periodo geologico in cui si presume che l’isola fosse ancora legata alla prospiciente penisola sorrentina. Ma non solo. Delle tracce altrettanto certe si hanno pure per il periodo geologico che seguì alla separazione tra l’isola e il continente.

I ritrovamenti archeologici mostrano la storia dell’isola di Capri, nel XVIII secolo a.C., e dopo queesti ritrovamenti manca, per più di sette o otto secoli, ogni materiale archeologico e bisogna arrivare verso il VII secolo a.C. perché abbia inizio, con la colonizzazione greca, la vera e propria storia caprese.

Intanto, pare che il nome stesso dell’isola sia dovuto alla presenza, sull’isola, di cinghiali. La leggenda raccontata da Virgilio e da altri scrittori dell’antichità affermava che i primi colonizzatori erano stati i teleboi ,popolo dell’Acarnania (Grecia occidentale),  guidati dal re Telone. Alcuni storici moderni negano tuttavia che Capri possa essere considerata come base per la colonizzazione greca delle coste del golfo di Napoli e ritengono più verosimile, invece, che i coloni ellenici approdassero sull’isola dopo essersi già stabiliti in altre parti del golfo napoletano.

Comunque sia è certo che Capri fu del tutto grecizzata e che in essa fiorirono due piccole cittadine, Capri ed Anacapri. Non sappiamo se queste cittadine fossero riunite in un solo organismo statale e quali erano i rapporti.

L’isola cadde presto sotto il dominio di Napoli e seguì poi politicamente le vicende di quest’ultima, finché insieme con essa passò alla dipendenza di Roma. Sappiamo pure che anche dopo i magistrati municipali dell’isola continuarono a portare il nome greco di agoranomi e sembra anche che l’isola fosse abbastanza evoluta per ospitare un circo e un efebeo .La vita di Capri procedeva in modo simile a quello delle altre colonie greche entrate a far parte dei domini romani.
Ma nel 29 a .C. Ottaviano, il futuro Augusto (Capri, l’isola degli imperatori-Augusto), visitò l’isola, rimanendo fortemente colpito dall’amenità dei luoghi.

Ma non solo. Anche la popolazione e i suoi costumi furono assai graditi. Ottaviano propose allora al municipio di Napoli, dal quale l’isola dipendeva, di cederla a lui in cambio di Ischia, isola più estesa e più fertile. Così Ischia tornò dall’amministrazione del demanio romano alle dipendenze di Napoli mentre Capri ebbe la sorte inversa. Sorte, peraltro, assai felice perché Augusto la ebbe oltre modo cara, costruendovi strade e ville e restaurando e migliorando molti degli edifici preesistenti. Ma di regnanti ce ne saranno ancora perchè, come detto prima Capri, l’isola degli imperatori.

Dopo di lui, Tiberio, che nell’ultimo decennio della sua vita, tra il 26 e il37 d.C., vi dimorò quasi ininterrottamente, con un seguito di pochi eruditi e amici personali, amministrando l’impero, rifece ed ampliò le stesse costruzioni augustee. Secondo il racconto di Tacito, il secondo imperatore romano ebbe nell’isola ben dodici ville, tra le quali quella detta di Giove, che era la sua residenza principale (Capri, l’isola degli imperatori-Villa Giove).

Fu questo il periodo più splendido della storia antica di Capri, non oscurato neppure dalla fama della perversità di Tiberio .D’altronde è da considerare parte della «leggenda negra» di Tiberio l’asserzione di molte persone che affermano che il senato, alla morte dell’imperatore, ordinò la demolizione di tutte le sue ville capresi (Capri, l’isola degli imperatori-Tiberio).

Capri fu ancora una gradita dimora degli imperatori successivi che, a più riprese, la visitarono e vi fecero eseguire non pochi lavori. Fu solo verso il IV secolo d.C. che Capri perse di reputazione e di importanza. A quel tempo si andava diffondendo sull’isola il cristianesimo, portatovi probabilmente dai militari, e contemporaneamente il culto orientale di Mitra. Al IV secolo si fa risalire l’arrivo di San Costanzo che, venuto a Capri a combattere l’eresia, vi rimase.

Vi fu sepolto e diede il nome alla chiesa che fu l’antica cattedrale dell’isola. Sempre a quest’epoca una falsa notizia attribuisce la donazione di Capri al monastero di Montecassino per opera di Giustiniano. L’isola ricadde, invece, politicamente, tra la fine dell’età antica e gli inizi del medioevo, nella giurisdizione del ducato bizantino di Napoli, mentre per le questioni religiose dipendeva dal vescovato sorrentino. Fu solo nell’866 che l’imperatore Ludovico 11 sottrasse Capri a Napoli e la diede agli amalfitani e dovette passare ancora più di un secolo perché essa avesse, nel 987, il suo primo vescovo.
Agli amalfitani l’isola servì sia come punto di appoggio per i loro vasti traffici, sia come colonia da sfruttare perle sue risorse agricole e pastorali.

Ma il ritorno di Capri alla fiorente agricoltura, che nonostante la naturale povertà di acque fu la base della sua floridezza nell’antichità, venne gravemente ostacolata dalla perenne insidia dei pirati saraceni, i quali già nell’VIII secolo e più ancora nei due seguenti, vi fecero ripetute scorrerie, nonostante le torri e fortificazioni erette e rinforzate dagli amalfitani e dagli abitanti. Sotto la minaccia dei pirati la cittadina di Capri si venne ritraendo dal litorale e si raggruppò più lontano dal mare intorno alla nuova cattedrale di San Costanzo; mentre Anacapri, in posizione naturale più forte, rimase relativamente tranquilla. Comunque l’istituzione della sede vescovile è indizio di un accrescimento di popolazione e di un certo miglioramento delle condizioni generali.

Instaurata nel Mezzogiorno la monarchia normanna, Capri in un primo tempo rimase,  come Amalfi, nel demanio regio. Nel 1230 però Federico Il di Svevia la concesse in feudo, come contea, al suo ammiraglio Eliseo Arcucci. Gli Arcucci  presero vivamente a cuore le cose dell’isola e ne protessero munificamente le chiese e i conventi; ma, essendo  di parte sveva, si videro privati del loro feudo all’arrivo degli angioini. Dalla nuova dinastia Capri ebbe le prime esenzioni e i primi privilegi, e a quest’epoca risale anche la costituzione delle due ‘università’ di Capri e di Anacapri: l’isola aveva di nuovo raggiunto il suo tradizionale equilibrio agricolo pastorale, integrato dalla pesca locale e dalla navigazione di cabotaggio lungo il golfo di Napoli.

Dal punto di vista sociale l’elemento predominante erano le classi ecclesiastiche, ale quali si affiancava col tempo uno strato, assai tenue, di piccola borghesia rurale o urbana composta prevalentemente da artigiani, pescatori, eccetera. Nel 1345 riapparve anche l’elemento feudale con gli Arcucci, dei quali Giacomo, nipote di Eliseo, era intanto diventato uno dei personaggi più influenti alla corte di Giovanna I (Capri, l’isola degli imperatori-Certosa di San Giacomo).

Fu Giacomo ad iniziare nel 1371 i lavori per una certosa, che doveva rimanere non solo fra i più cospicui monumenti di Capri, ma anche costituirne una delle forze economiche più notevoli, con possessi qua e là anche nei dintorni di Napoli. Gli Arcucci però furono nuovamente colpiti dall’avversa sorte per essersi mantenuti fedeli agli angioini nella lotta di successione con i durazzeschi dopo la morte della regina Giovanna I e non si risollevarono che alcuni decenni dopo. Capri, l'isola degli imperatori fotoL’isola trascorse tuttavia nel XIV e XV secolo un periodo, non contrassegnato da grandi avvenimenti, che in complesso fu di tranquillità.

Alla fine del XV secolo la tranquillità andò dileguandosi. Nel 1493 l’isola ebbe a soffrire una fiera pestilenza. Contemporaneamente divampò tra Capri e Anacapri un’accesa rivalità, destinata a diventare tradizionale, per le pretese della prima ad imporsi sulla seconda. Nei decenni seguenti, infine, ripresero le scorrerie dei corsari, non meno rovinose di quelle che così a lungo avevano desolato e impoverito l’isola nel medioevo. Nel 1534 fu Khair ad-Din (Capri, l’isola degli imperatori-Barbarossa), noto con il nome di Barbarossa, a sbarcare sulle spiagge capresi, giungendo fino ad Anacapri, di cui distrusse alcune fortificazioni. Nel 1553 fu la volta di Dragut, altro nome di corsaro infausto alle isole tirreniche.

Questi saccheggiò, e in parte distrusse, anche la certosa. Poi nel 1558, e ancora in seguito, si ebbero altre scorrerie. Con l’autorizzazione del viceré di Napoli, i certosini costruirono a difesa una torre sulla cosiddetta ‘grotta oscura’. Inoltre i certosini furono i promotori di una certa ripresa civile, che tuttavia vide di nuovo interrotto il suo corso dalla fiera pestilenza del 1656, per la quale perì la metà della popolazione di Capri (350 anime su 755) e un settimo circa di quella di Anacapri (115 su 833). Fu perciò solo dopo questa pestilenza che l’isola poté riavviarsi ad un lento ma costante progresso. Nel 1667 Capri aveva di nuovo 800 abitanti ed Anacapri 830; e verso la fine del secolo successivo Capti raggiunse i 2100 ed Anacapri i 1300.

I due centri proseguirono nell’età moderna la loro tradizione di rivalità di cui si avvalsero i governatori regi. Se non da una diversità etnica (i capresi chiamano tuttora gli anacapresi con il termine di ‘ciamurri’, dispregiativo che sembra di origine araba), i due piccoli comuni erano divisi da una sensibile diversità di fisionomia e di attività: più cittadina industriosa e commerciante Capri, la cui popolazione si addensava in massima parte tra le mura del piccolo centro; più rustica e contadina Anacapri , la cui popolazione era invece in larga parte sparsa per la campagna. Comunque sia a Capri che ad Anacapri la vita culturale fu modesta nonostante un notevole movimento religioso nella seconda metà del XVII secolo, accentrato intorno alla figura della beata suor Serafina di Dio, fondatrice nell’isola del convento di Santa Teresa. L’avvento deibarboni sul trono di Napoli portò nelle condizioni di Capri un notevole miglioramento perché quei sovrani furono solleciti delle sue sorti, la predilessero e, con Ferdinando IV, la visitarono spesso per la caccia alle quaglie. Fu curato soprattutto il regolare rifornimento dei viveri perché la produzione caprese, specialmente con il crescere della popolazione, non era sufficiente al consumo interno; furono iniziati i primi scavi diretti a reperire organicamente le molte antichità diverse; fu aperta una scuola laica, marittima e agraria, come sezione del seminario voluto dal vescovo Gamboni; fu fondata una scuola femminile e furono incoraggiati il setificio e la bachicoltura.

La paradossale riprova del buon esito delle iniziative borboniche fu il fatto che anche Capri nel 1799 piantò i suoi alberi della libertà e aderì alla repubblica. Soffocato per allora il moto liberale, con varie condanne e confische di beni, i Borbone riperdettero tuttavia Capri nel 1806, all’avvento di Giuseppe Bonaparte. Per l’isola ricominciò un periodo tutto dominato dalla guerra.

Dopo appena qualche mese di occupazione francese, gli inglesi se ne impadronirono con un audace colpo di mano nel maggio del 1806. Soltanto due anni dopo, nell’ottobre del 1808,Murat riuscì a riconquistarla e poi, rafforzatene le fortificazioni, la tenne fino a quando nel 1815 tornarono sul trono di Napoli i Borbone (Capri, l’isola degli imperatori-Borbone).

Iniziò così nuovamente per Capri un lungo periodo di tranquillità e anche di benessere. Oltremodo deboli furono ora nell’isola le tendenze antiborboniche e liberali. Ciò nonostante, la caduta dei barboni nel 1860 e l’unificazione italiana furono accolte favorevolmente. L’isola non ebbe peraltro neppure dopo l’unificazione una vita politica particolarmente intensa, anche se specialmente le elezioni amministrative accendevano l’interesse della popolazione. Fu soltanto con l’ingresso ufficiale dei cattolici nella vita politica italiana e, dopo la prima guerra mondiale, con la fondazione del partito popolare che i contrasti divennero più vivaci e cominciò ad essere intaccata in qualche maniera la tradizionale prevalenza dei ‘notabili’ liberali.

Il sopravveniente fascismo che destò echi anche in Capri doveva ben presto sommergere sotto la sua dittatura i precedenti contrasti. La mania unificatrice del regime spinse anzi a sopprimere il comune di Anacapri, nel 1927, aggregandolo a quello di Capri e determinando nella popolazione anacaprese un vivo scontento, nonostante le molte opere pubbliche interessanti che Anacapri che furono condotte a termine in questo periodo. Alla caduta del fascismo, però, l’autonomia di Anacapri fu ripristinata. Nella restaurata democrazia italiana l’isola riprese ben presto la sua fisionomia politica: prevalenza, cioè, dei cattolici, e forte rappresentanza liberale e, dopo il 1948, monarchica (anche al referendum del 1946 i capresi votarono in grandissima maggioranza per la monarchia); estrema debolezza ,invece, dei partiti di sinistra. Ma già ormai da più di un secolo i mutamenti politici avevano nella storia dell’isola minore rilievo della più generale vicenda civile che ne ha rotto il secolare isolamento.

Dai primi decenni dell’ottocento si avvia la scoperta turistica di Capri. Nella seconda metà del secolo il numero dei visitatori comincia a diventare considerevole. Si trattava, per allora, di un turismo di élite; il soggiorno dei visitatori, quasi tutti stranieri, era in genere piuttosto lungo. Lo sviluppo del turismo comportò da un lato il graduale potenziamento delle attrezzature alberghiere e igienico-sanitarie dell’isola, tuttavia limitato dalla scarsezza di acqua; e dall’altro l’incremento delle relazioni con il continente (Napoli), che finirono col diventare quotidiane. Nello stesso tempo l’abitato di Capri si veniva di nuovo protendendo, come nell’antichità, verso il mare. Ai primi decenni dell’ottocento risale pure un rinnovamento delle colture dell’isola, per cui la vite e poi anche gli agrumi andarono conquistando spazio a spese degli uliveti e dei boschi.

Il maggior benessere così raggiunto fu accompagnato da un aumento di popolazione particolarmente rapido e consistente, a fronteggiare il quale le risorse capresi erano del tutto insufficienti. Si ebbe così una notevole emigrazione che, interrotta dalla prima guerra mondiale, riprese all’indomani di essa per esaurirsi negli anni tra il 1925 e il 1930. L’afflusso dei turisti divenne imponente, ma cambiava il carattere del fenomeno, da aristocratico e di alta borghesia a medio e, incipientemente, piccolo-borghese; evoluzione che è divenuta definitiva dopo la seconda guerra mondiale. Ecco una photogallery riguardante Capri, l’isola degli imperatori.

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