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Corsa di Sant’Andrea, ecco la sua storia

Corsa di Sant’Andrea, ecco la sua storia

Corsa di Sant’Andrea, ispirata al protettore dei pescatori e dei marinai

Corsa di Sant’Andrea. Se tutta la costiera é bella, Amalfi ne é come il culmine.

E possiede anche il santo più importante, compatrono di tutta la costiera, sant’Andrea, il santo pescatore e protettore dei marinai. È sepolto in duomo dal 1208 e se, oltre alla festa del 30 novembre, la sua apoteosi viene celebrata il 27 giugno questo avviene in memoria della sconfitta del feroce capo corsaro Arademo detto il Barbarossa (1544) , e della strepitosa vittoria sulla flotta maomettana, imprese alle quali il santo collaborò in larga misura; e una famiglia di Amalfi conserva ancora gelosamente, da più generazioni, la prora originale della nave ammiraglia corsara strappata in quella terribile occasione.

Musiche, canti, chitarrate a mare, luminarie sui monti, in cielo e sulla spiaggia accompagnano la più allegra processione religiosa del mondo.Corsa di sant'andrea immagineMembri di una confraternita vestiti di bianco portano in processione, con decorosa lentezza, la statua del santo fino al mare; alla spiaggia subentrano i pescatori che si caricano con entusiasmo il loro grosso santo d’argento e lo riportano indietro a passo veloce fino a fargli risalire di corsa l’irta e altissima scalinata che lo riconduce in cattedrale (Corsa di Sant’Andrea-Chi era Sant’Andrea?).

Nel centro della piazza, dopo la corsa, si riposa scintillando al sole il santo; ma non si riposano i pescatori, che, mentre un tempo si affannavano  a deporgli ai piedi ceste colme di pesce appena pescato in segno di gratitudine per le pesche abbondanti, ora, più economi o forse più meccanizzati, gli attaccano al polso sinistro simbolici pesciolini di metallo e di legno.

A Cetara invece, il santo patrono non corre, ma balla. È san Pietro Apostolo che protegge questo pittoresco ma povero borgo di pescatori, e il giorno della sua festa i fedeli lo fanno danzare con loro in processione: e ballano i pescatori, le donne, i bambini e, più in alto di tutti, la grossa statua del santo per le viuzze del paese, fino al mare, tra balconi fiori ti, finestre illuminate con lampare e intenso profumo di basilico che i cetaresi, per antica tradizione, seminano sui loro davanzali.

E così, per tutta questa costa abitata da un popolo limpido e infantile, i santi hanno una festa vera, intesa nel senso di vacanza che li libera dalla loro lunga attesa sui piedistalli nel buio delle chiese e li porta per una giornata al sole e in riva al mare.

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