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Fantasmi a Napoli- di Annamaria Ghedina

Le associazioni propongono un itinerario esoterico che narra i luoghi  tratto dal  volume “Fantasmi a Napoli” di Anna Maria Ghedina edito da Adriano Gallina Editore

I FANTASMI DI NAPOLI E DINTORNI

IL CENTRO STORICO

 La nostra passeggiata inizia con la chiesa di Santa Chiara voluta dalla regina Sancia di Maiorca, moglie di Roberto D'Angiò, tipico esempio di gotico provenzale del XIV secolo, insieme alla chiesa del Gesù Nuovo, nella piazza omonima c'è l'obelisco dedicato alla Santa Vergine Immacolata, punto dove si trova la parte più antica, il cuore della città. In relazione alla Basilica di Santa Chiara in Piazza del Gesù si narra dell'inquietante “presenza” di Giovanna d'Angiò, regina di Napoli, fu uccisa nel 1382 da Carlo III di Durazzo che aveva invaso la regno. Il fantasma di Giovanna si sarebbe rivelato nel chiostro della chiesa di Santa Chiara. Si dice che la sua espressione è così terribile da determinare la morte di chiunque incroci i suoi occhi. A vico s. Domenico adiacente a Via Francesco De Sanctis, famosa non tanto perché porta il nome della persona che vi ha vissuto (il filosofo), ma perché c’è la Cappella Sansevero, monumento funebre della famiglia di Sangro. Secondo la leggenda, Raimondo Di Sangro, studioso e fine alchimista, che morì nel 1771, il corpo del nobiluomo fu tagliato a pezzi da uno schiavo secondo le istruzioni dettate da Sansevero, che, trascorso un periodo di tempo, avrebbe dovuto aprire la cassa e lui sarebbe resuscitato perfettamente ricomposto. Uno della famiglia aprì la cassa prima del tempo e così il principe restò bello che morto e tagliato a pezzetti. Un abitante del luogo sostiene che nelle notti di plenilunio sente arrivare una carrozza trainata da cavalli scalpitanti che si ferma proprio davanti alla Cappella ultima dimora del principe De Sangro. Nel complesso che è un solo corpo con la Cappella, con la grande porta che si affaccia su Piazza San Domenico, civico n.9 (negli appartamenti dove aveva sede la Morano Editore), è stato teatro di una triste storia: l'assassinio di Maria d'Avalos e del suo amante Don Fabrizio Carafa d'Andria, perpetrato dal vendicativo e geloso marito Carlo Gesualdo, principe di Venosa, 18 ottobre 1590. Un grande urlo si percepisce nella ricorrenza del brutale omicidio: è lo spettro della bella Maria che grida il suo dolore non per il suo omicidio, ma perché il marito uccise anche il figlio frutto del loro amore. A Via Tribunali al n. 362 c'è Palazzo Spinelli di Laurino originariamente apparteneva a Giovanni Pontano, ristrutturato dal poeta che morì nel 1700. Acquisito dalla famiglia Spinelli di cui oggi porta il nome. Tra le ringhiere della scalinata c'è chi giura d’aver visto il fantasma della bella Bianca, dama di compagnia di Lorenza Spinelli che fu murata viva a causa di un attacco di gelosia della sua padrona. Si dice che lo spettro della bella Bianca appaia ai discendenti degli Spinelli per annunciare o una morte o una nascita. Proseguendo per via Tribunali si arriva di fronte all'imponente mole di Castel Capuano, fondato da Guglielmo ha Malo, secondo re di Napoli, figlio di Ruggero Normanno, un prestigioso edificio ex sede del vecchio Tribunale (il nuovo è nel Centro Direzionale). L'edificio, che ha subito notevoli cambiamenti, ha accolto nei secoli XVII, XVIII e XIX la famigerata Gran Corte della Vicaria, con annessa prigione. Non mancano, tra le sue mura storie di anime perdute. Nei corridoi pieni di scaffali pare aleggi lo spirito della bella Giuditta Guastamacchia, una natura malvagia con un viso angelico, impiccata e decapitata per i suoi crimini atroci. (La storia di Giuditta, per la sua particolarità, è oggetto del libro “Il fantasma dell’impiccata della Vicaria” di Annamaria Ghedina in ristampa). I crani di Guastamacchia, del padre del killer e del chirurgo sono attualmente conservati nel Museo di Anatomia (via L. Armanni 5) collegato alla Facoltà di Anatomia Umana, Università Federico II. Proseguendo per il viale alberato, Via Cirillo, (prolungamento via Carbonara) si arriva a Porta Capuana, così detta perché anticamente s’imboccava l'Appia che portava a Capua (nei pressi della città Caserta), che è un vecchio chiesa dove, di notte, in bricconi galleggianti spiriti. La Porta, eretta nel 1485 sui piani di 'Giulio de Maiano, è sostenuta da due torri, rispettivamente dedicate all’Onore ed alla Virtù. Ritornando a via Duomo, dove è situato il Duomo cittadino (il 19 settembre a suo interni si svolge il rito dello scioglimento del sangue di San Gennaro patrono della città), c'è Palazzo Filangieri, all'interno v’è il Museo Civico G. Filangieri di armature medievali e di armi, e sembra che anche lì, cammini un cavaliere strano. Mentre, all'interno del complesso Gerolamini, al n.107, monastero, che conserva la biblioteca di libri rari, oltre ad avere una parte interessata alla superba Pinacoteca, sembra svolazzi l’anima di un monaco scribano.

STAZIONE CENTRALE

 A Piazza Garibaldi, in cui è collocata la statua di Garibaldi (personaggio principale della storia italiana), opera dello scultore fiorentino Cesare Zocchi (1904), sul fondo si trova la Stazione Centrale, con tetto rifatto negli anni '60 anni. Sulla destra, all’inizio del Rettifilo, troviamo la Basilica di San Pietro ad Aram in cui è venerato un altare che si dice sia quello di San Pietro. Nel seminterrato esistono una serie di tombe, cripte e catacombe, in cui viene praticata ancora oggi il 'culto delle anime del Purgatorio'. Il popolino porta fiori e candele per ingraziarsi le anime dei defunti per ottenere la protezione. Lo stesso avviene in altre chiese: S. Agostino alla Zecca, San Vincenzo alla Sanità e Cimitero delle Fontanelle, culto sopravvissuto fino al 1985 la pratica è chiamata “rifrisco” (periodicamente si procedeva a lavare con l'alcol i crani dei morti “adottati”). Alle spalla di Piazza Ps Mancini, adiacente l'ex palazzo UPIM, troviamo la chiesa della Madonna Annunziata conosciuta per la famosa e famigerata 'ruota': una piattaforma rotante, in cui le madri nubili abbandonavano i neonati. In questa chiesa vi è la statua della Madonna con lo stesso nome che, in occasione del suo compleanno, gli sostituiscono le scarpe, perché le suole risultano completamente consumate. Si dice che questo accada perché la statua si anima ogni sera per andare in tour per la città e portare conforto a tutti i piccoli orfani e bambini abbandonati.
IL PORTO. Impossibile non ricordare la storia di Colapesce, la cui lapide si trova a Via Mezzocannone. Colapesce, un pescatore che la leggenda ha mitizzato, sembra si gettasse in mare per dare dimostrazione della sua abilità natatoria. Durante una delle sue 'performance', recuperò il braccialetto di una bella signora che aveva perso nell’acqua. Il gesto non piacque all'amante del protagonista, una bella Sirena che lo fece annegare per gelosia. Pare si materializzi nelle zone adiacenti quando il mare è in tempesta. Nell’opposta Piazza del Carmine, il cui nome deriva dalla vicina chiesa del Carmine, molto caro ai napoletani per il culto del dipinto della 'Madonna Nera, il campanile della chiesa è oggetto di una festa che ripete l’

incendio del campanile di antica memoria che si verifica ogni 16 luglio (durante la festa della Madonna del Carmelo). In concomitanza con le celebrazioni non si deve dimenticare un altro episodio: la statua del Cristo che è all'interno della chiesa, coperta da un lenzuolo. Il panno che la ricopre viene sostituito, ogni anno, perché il sudore lo macchia e ciò avviene a causa dei peccati commessi dagli umani e che fanno trasudare il corpo del Cristo. Tale fenomeno è parte della tradizione pagana-esoterica che circonda l'intero Quartiere Mercato.

 CENTRO CITTÀ. Nella baia del golfo di Napoli, si estende una oblunga isola: Megaris, sulla quale si erge l'imponente mole di Castel dell'Ovo. In epoca romana, al suo posto c'era la famosa Villa di Lucullo, poi trasformata, nel secolo XII, in luogo di culto cristiano. Il nome deriva dalla pianta ovoidale dell'edificio. Le cronache dell'epoca raccontano che Virgilio (Publio Virgilio Marone, autore dell'Eneide, nacque ott. 15-70 C. in un piccolo villaggio nei pressi di Mantova da una oscura famiglia di agricoltori) murò nelle fondamenta un uovo “magico” posto in una gabbia. Nessuno conosce il punto esatto ciò a garantire la costruzione. Se dovesse verificarsi, fortuitamente, la rottura dell’uovo ciò causerebbe non solo il crollo del Castello, ma anche la scomparsa di Napoli a seguito di cataclisma. Ancora oggi è viva la leggenda, e quindi … attenti all’uovo. Questa è la tradizione. All'interno del’edificio nei sotterranei si narra del 'Cavaliere dal braccio spezzato! che fa sentire le sue grida di dolore.

POSILLIPO E MARECHIARO. A Calata Marechiaro, scendendo sulla destra, v’è il cancello di Villa Imperiale (ex Villa Beck, stabilimento balneare), residenza nobiliare romana di Pollione, ora circolo privato. Di notte, quando si accendono le luci che illuminano le suggestive rovine, si verifica spesso che non si accendano (senza una ragione plausibile) ed a verifica le lampadine risultano essere fulminate. I bagnini scherzosamente dicono che sia lo spirito del nobile romano che vuole 'tornare' senza essere visto, complice l’intimità delle tenebre. Non dimentichiamo la splendida Villa degli Spiriti tempi addietro abitata da mr. Brown, un nobile inglese e sua moglie. L'uomo si innamorò della cognata, scoperto la moglie lo accusò di tradimento e disperata se ne scappo nottetempo prendendo la seggiovia che collega l'isola con la terraferma. Non arrivò mai. Il suo corpo fu restituito dal mare senza vita. Suicidio, o il vento assassino? Il cadavere era avvolto in una coperta, e c'era pure il corpo del suo gatto. Nelle notti ventose si sen te echeggiare il forte miagolio del gatto. Palazzo Donn'Anna a Posillipo. La tradizione lo vuole 'infestato' di presenze, era della nobile Anna Carafa, regalo di un amante regale. Di pettegoli sostengono che alla bella Anna piaceva “eliminare” gli amanti gettandoli in una botola collegata con il mare. I pescatori notturni che transitano in prossimità delle rocce sentono i lamenti degli amanti uccisi. C'è chi giura di aver visto sugli spalti del vecchio edificio, due figure indistinte impegnati in una danza vicini l'uno all'altro. “Gli spettri in amore”, Mercede de las Torres e Gaetano Casapesenna uccisi a causa del loro amore.

PALAZZO FUGA, IL MUSEO NAZIONALE, SANITA. Il Museo Archeologico Nazionale, la cui costruzione iniziò nel 1585 per volere del Duca di Ossuna vicerè spagnolo, poi rielaborata da Domenico Fontana in collaborazione con gli architetti e Ferdinando Fuga e Pompeo Schiano. Camminando per via Foria si arriva a Piazza Carlo III, in cui spicca il monumentale Palazzo Fuga, teatro di ghost-story. Negli anni '50, e forse ora, questo era un luogo in cui i napoletani non piaceva transitare a tarda notte. La ragione è attribuita alle strane luci che illuminavano i finestroni oltre alle rauche grida provenienti dal di dentro,. La Sanità, quartiere popolare di fronte a porta S. Gennaro, oggi restaurata con il recupero degli affreschi di Mattia Preti, che decorano la parte anteriore. Nel 1800 era popolata dagli 'nfinferi', soprannome applicato ai ‘padroni’ di prostitute, protagonisti di storie romantiche e di coltello. I passanti dicono di aver sentito urla strazianti e calpestio di passi. Attraversando la Sanità il quartiere chiamato dei Cristallini si arriva alle Fontanelle, località nota per l’antico cimitero, luogo conosciuto anche perché l’ “Onorata Societa” l’aveva scelto per compiere i rituali associati all’iniziazione camorristica. Qui c'è la storia del fantasma del capitano che appare al matrimonio di un guappo che aveva dato un calcio al suo teschio.

CAPODIMONTE. Via Santa Teresa agli Scalzi e poi Capodimonte, sul Ponte della Sanità. Da qui diverse persone si sono gettate giù ed i loro spiriti infelici vanno giro piangendo nelle serate di pioggia. All’emiciclo di Capodimonte, a destra, c'è una grande scala, a sinistra la Basilica del Buon Consiglio all’Incoronata. In questa Basilica, in particolare durante la primavera, lungo le scale adiacenti appare lo spettro di una giovane ragazza in abito di nozze. Curiosità: il fantasma appare solo alle ragazze nubili. Entrando nel Parco, Porta Grande, si può ammirare in tutto il suo splendore il maestoso Palazzo Reale, su progetto dell'architetto Giovanni Antonio Medrano e da Canavari (1738), completato un secolo più tardi. Qualcuno in vena di confidenza ha rivelato l'esistenza di un fantasma d’alto lignaggio: Maria Carolina di Borbone, moglie di Ferdinando IV, re di Napoli. Non sazia mai di feste, Carolina appare per rivivere i grandi ricevimenti che l’hanno visto protagonista indiscussa. A notte fonda, saloni illuminati a giorno, suono del clavicembalo e andirivieni di voce e sguardo dietro le finestre, sagome in vesti sontuose. All'alba, tutto scompare.

VOMERO. Nei pressi della Funicolare, che sale dal Parco Margherita ed arriva al Vomero, dove si trova la Floridiana una splendida oasi di verde all'interno di Villa Lucia, un casino di caccia reale. Alcune graziose signora hanno detto di aver visto venir loro incontro, un signore distinto, dal grande naso. È lo spettro di Ferdinando IV di Borbone, soprannominato re Nasone, sempre alla ricerca del vero amore. Quando incontra una bella donna sorride galante. Due castelli dominano la collina: Castel S. Elmo (corruzione del nome originario di S. Erasmo), costruito nel 1328, sotto quello della Certosa di S. Martino, dove si trova il Museo Storico napoletano con in mostra presepi bellissimi, il Cuciniello è il più famoso, vanto dell'arte del presepe napoletano. In questo museo c’è la collezione del maggior numero di maschere, e proprio per questa “visitata” dagli artisti che in vita le hanno indossate: Toto, Petito, Eduardo e Peppino De Filippo, Nino Taranto ecc. I custodi se sono costretti a restare dopo la chiusura lo fanno solo in coppia. A via Tasso, lato del supermercato, fa bella mostra di sé un delizioso edificio architettonicamente simile alla casa di Romeo e Giulietta a Verona. Il bel giardino circonda un luogo rinomato per ricevimenti, meeting, cene aziendali, matrimoni e comunioni. La leggenda parla di “ritrovamenti metropolitani”, dopo l'ultima guerra, fu recuperato lo scheletro di un uomo murato. La fantasia della gente vuole sia stata vendetta di un marito tradito che ha ucciso in questo modo l’amante spergiuro di sua moglie.

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