Home / Itinerari Napoli / Persone / Gioacchino Murat fra i campi di battaglia e il trono di Napoli

Gioacchino Murat fra i campi di battaglia e il trono di Napoli

Gioacchino Murat nacque nel 1767, e regnava ancora Luigi xv, e nulla faceva prevedere i rivolgimenti che da li a pochi anni avrebbero sconvolto Francia ed Europa.

Gioacchino sembrava destinato alla mediocrità. Ultimo di una numerosa figliolanza, di famigflia modesta, confinato in una regione periferica, in un paesino nei pressi Cahos, gli si aprivano poche prospettive.

A 18 anni i genitori lo mandarono in seminario a Tolosa, ma il giovane, alto, robusto, di bell'aspetto,amante del gioco e delle belle donne non si sentì a suo agio e dopo pochi mesi nel Febbraio del1787 si arruolò nell'esercito.
Conquistato dalle idee rivoluzionarie,si fece banditore tra i commilitoni, mettendosi in contrasto con gli ufficiali del vecchio regime, e fu allontanato dall'esercito per insubordinazione. Nel nuovo clima politicole simpatie rivoluzionarie cominciavano a giovargli.

Fu riammesso nell'esercito e dopo qualche mese nel Febbraio del 92, entrò a Parigi nella Guardia costituzionale, voluta dall'assemblea costituente per la difesa del sovrano.

Al rientro nel suo reggimento i meriti politici gli valserola rapida promozione a sottotenente ed a tenente. Intanto il 20 Aprile 1792 la Francia aveva dichiara to guerra all'Austria.

Per terra e per mare ai militari non sarebbero mancate le occasioni per emergere, in particolare in

Francia dove il rapido evolversi della situazione politica portò nel 92 alla caduta della monarchia ed alla morte dei sovranisulla ghigliottina. La Francia bandì la leva di massa, portando centinaia di migliaia di uomini, ricchi di entusiasmo, ma privi di esperienza militare. Murat diventato capitano, si mosse con opportunismo, durante il terrore mutò il cognome in Marat,per mostrare, con l'avvicinamentoal celebre rivoluzionario la sua adesione al giacobinismo; nel Termidoro si aaffiancò ai moderati. In questa occasione si trovò a collaborare con un giovane generale, Napoleone Bonaparte. Fu la svolta della sua vita. Napoleone che aveva apprezzato le doti non comuni di organizzatore e di trascinatore, lo volle con se nella spedizione per l' occupazione dell' Egitto. Ormai Gioacchino era nella grazie di Napoleone e così dal primo Agosto 1808 Murat divenne re di Napoli e di Sicilia, e in ordine di successione ne seguivano la moglie Carolina e i figli maschi, in mancanza di discendenza maschile, il regno sarebbe tornato a Napoleone o ai suoi eredi. Murat non era contento della disignazione, e ne del modo in cui era avvenuta senza essere interpellato dal potente cognato. Ma l' accoglienza dei napoletani colpì il suo animo facile ad infiammarsi.

L' ingresso nella capitale avvenne il 6 settembre 1808, ricevettea Foria l'omaggio delle autorità civili e militari e le chiavi della città. A Napoli il desiderio che il nuovo re si insediasse nasceva da motivi seri. Giuseppe aveva lasciato il regno il 23 maggio, e l'assenza per molti mesi del sovrano e l'incertezza provocata dalle notizie che arrivavano da Baiona avevano infiacchita l'azione governativa, anche perche alcuni principali collaboratori del re intendevano ritornare in Francia. A Murat toccava far riprendere a pieno l'attività del governo. Iniziò a mettere in atto le riforme di agricoltura e industrie, provvedendo alla sicurezza interna del paese ed alla difesa dalla minaccia anglo-borbonica. Gioacchino iniziò subito la ricostruzionedelle forze armate, invogliando i nobili e borghesi a prestare servizio tra i veliti e la guardia d'onore. Murat era uomo, ed ebbe molto a cuore, infatti si ingrandirono le fabbriche d' armi a Napoli e a Torre Annunziata. Si curarono le scuole militari, innanzitutto la Nunziatella a Napoli, riordinata nel 1806 e potenziata nel

1811 con l'istituzione della Scuola politecnica. Le difese furono presto messe alla prova. Nel giugno dalla Sicilia gli inglesi fecero partire 200 navi da trasporto, cariche di truppe, scortate da 60 navi navi da guerra. La flotta entrò nel golfo di Napoli, occupando le isole di Ischia e Procida. Ma unico scontro fu una battaglia navale davanti a Napoli con perdite da ambo le parti, piu gravi per i napoletani. Murat comprese che l'offerta di conciliazione era prematura.

Il 17 luglio mentre la flotta nemica veleggiava ancora nel golfo di Napoli, decretò la confisca dei beni degli emigrati della province afflittedalle bande, e il primo Agosto stabilì una serie di misure per eliminare il flagello.Il brigantaggio fu contenuto ma non vinto.

I briganti stretti in una rete di presidii e prevati degli abituali rifornimenti, furono sterminati dalle truppe. Dopo questo Murat si spostò da Napoli per la conquista della Sicilia, dove si trovava re Ferdinando I sotto la protezione degli Inglesi. Giunse a Scilla il 3 giugno 1810 vi restò fino al 5 Luglio quando fu completato il grande accampamento di Piale. Con il ritorno a Napoli furono dedicate molte cure particolari alla capitale, abbellita di strade di piazze, edifici,rallegrata da una vivace vita di corte,animata da pettegolezzi e scandali, che sfiorarono spesso i sovrani. I capoluoghi di provincia.sede dell' intendenza, dei tribunali, del comando militare, ebbero un grande sviluppo. Nel 1811 il regno ebbe una propria bandiera, con i colori celeste caro ai napoletani perche il colore del cielo, amaranto perche caro al sovrano,bianco perche è uno dei colori della bandiera Francese simbolo dell' alleanza tra i due paesi. Le preoccupazioni maggiori venivano dalle finanze. Le entrate del regno erano assorbite in gran parte dalle spese militari,sia quelle richieste dalla formazione dell' esercito napoletano sia quelle gravosissime, dell'esercito francese stanziato nel Mezzogiorno, a carico del tesoro napoletano. Invano Murat chiese a Napoleone il ritiro di una parte delle truppe, tentò di stipulare accordi commerciali e cercò di proteggere le industrie Napoletane, infattil' econimia fu uno dei punti d'attrito tra Napoli e Parigi.

I rapporti con Napoleone si raffredarono ulteriormente. Gioacchino tornò a Parigi nel 1811 per la nascita del re di Roma ma lasciò presto la capitale francese, preoccupato per le voci di una guerra imminente, che avrebbe messo in pericolo la sua posizione. il segno di indipendenza dalla Francia si ebbe il 14 Giugno e decretò che nessuno straniero potesse avere impieghi nel regno senza essere naturalizzato: Napoleone replicò il 2 Lugliodecretando che i Francesi diventavano di diritto cittadini Napoletani. Dopo Murat si alleò di nuovo con Napoleone per la campagna di Russia, ma preoccupato per il suo trono tornò a Napoli. Fu forse una decisione avventata perche a Napoli sotto la reggenza di Carolina, non si manifestavano difficoltà particolari. Per Murat era venuto il momento di una scelta decisiva, ma per il momento i negoziati iniziaticol comandante delle truppe inglesi in Sicilia non giunsero a buon fine. Napoleone lo richiamò ad affiancarlo in guerra, ma dopo la sconfitta di Lipsia Murat ritornò a Napoli. A Napoli Carolina reggente pwer il marito, aveva avviato le trattative con l' austria che assicurava aMurat il trono, ma non tutti erano daccordo.In realtà nel regno si era creata una  forte opposizione  a Murat. L' economia era in crisi ed era insopportabile il peso fiscale: nel 1814 per le spese di guerre fu imposta una rata supplementare della fondaria.

Dopo la seconda caduta di Napoleone, Gioacchino scappò a Rodi Garganico dove lo ospitò nel proprio castello, dopo tentò di rientrare a Napoli con un gruppo di fedelissimi per sollevarne la popolazione Dirottato da una tempesta in Calabria fu arrestato e condannato a morte da un tribunale militare nominato dal generale Vito Nunziante. Si narra che Murat di fronte al plotone d'esecuzione si comportò con grande fermezza, rifiutandosi di farsi bendare. E pare che le sue ultime parole furono :Risparmiate il mio volto, mirate al cuore,fuoco!!

zp8497586rq
'
x

Check Also

Totò…la Maschera, la tristezza, la passione e l'anima di Napoli

ANTONIO FOCAS FLAVIO ANGELO DUCAS COMNENO DE CURTIS DI BISANZIO GAGLIARDI o più semplicemente ANTONIO ...

Napoli e Caravaggio

Michelangelo Merisi detto il Caravaggio con una modernissima intuizione, prospettò l'impatto emozionante di una pittura tratta ...