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Iacopo Sannazzaro: biografia, opere e fotogallery

Iacopo Sannazzaro, biografia e opere

Iacopo Sannazzaro. La triade dell’accademia napoletana, oltre a Pontano e a Marullo, comprende Iacobo Sannazaro, un poeta che con la poesia e le prose della sua Arcadia e con il culto della parola e delle forme classiche antiche può definirsi «neolatino» anche in lingua volgare. Godette di una fama straordinaria sino al Settecento: Bembo lo disse «prossimo a Virgilio», Raffaello lo dipinse nel suo Parnaso, Tasso tentò di emularlo nell’Aminta, gli arcadi del Settecento lo ristamparono continuamente e la stessa storia della poesia pastorale europea non si potrebbe fare senza il suo nome (Iacopo Sannazzaro-Chi era Iacopo Sannazzaro?).Iacopo Sannazzaro foto

Nacque a Napoli nel 1456 da una famiglia d’antica nobiltà pavese e a Napoli compì i suoi studi letterari e poetici.

Nel 1481 entrò al servizio del duca di Calabria Alfonso, raccomandato da Pontano che già l’aveva accolto nella sua accademia con il nome di Sincero (che sarà poi quello del protagonista dell’Arcadia) . Quando Federico d’ Aragona, l’ultimo re di Napoli, dovette prendere la via dell’esilio in Francia, Sannazaro lo accompagnò in volontario esilio, fedele al suo signore fino alla morte di lui, nel 1504.

Solo allora rientrò a Napoli, ritirandosi nella sua villetta di Mergellina confortato dall’amore della gentildonna Cassandra Marchese. Morì nel 1530. I contemporanei ne celebrarono i puri costumi e la sincerità d’affetti (donde il nome accademico di Sincero); per parte sua egli cantò i suoi casti amori e la costante devozione che serbò verso i suoi signori vinti ed esuli: «mi giovi – volle scrivere – aver conservato integro il nome dell’amicizia e salda fino alla morte la fede ai miei re» .

Quest’anima idillica e malinconica seppe anche, quando fu necessario, lanciare violente invettive e sguainare la spada: i suoi attacchi contro i Borgia, il padre Alessandro e il figlio Cesare, sono feroci. Sua massima opera è la giovanile Arcadia, scritta in volgare tra il 1480 e il 1485; in latino stese tre libri di Elegie, tre di Epigrammi, cinque Eclogae piscatoriae e un poema virgiliano sulla natività, il De partu Virginis, a lungo rielaborato tra il 1504 e il 1526, anno della sua pubblicazione (è in tre libri dedicati all’Annunciazione, alla Natività e all’Adorazione dei magi e dei pastori).

Anch’ esso, sia per le lotte religiose sia per l’atmosfera classicistica del tempo, ebbe vastissima fortuna nel XVI secolo; poi ne cominciò il declino. A completare l’elenco delle opere sannazariane diciamo che in volgare il poeta scrisse numerosi sonetti e canzoni; che stese sene Farse e dei componimenti a sfondo comico-sentenzioso in cui entrarono macchiette e personaggi popolari, i Gliuommeri (il titolo significa «gomitoli») dei quali se ne è salvato uno soltanto. In volgare ci rimangono di lui cinquantasette Lettere.

L’Arcadia è l’opera più celebre di Sannazaro. È una sorta di romanzo pastorale in dodici prose e in dodici poesie fra egloghe, canzoni e sestine.

C’è quindi un proemio e un congedo. I modelli sono molti e illustri: sono italiani come la Vita Nuova di Dante, la Commedia delle Ninfe e il Filocolo di Boccaccio e classici come gli Idilli di Teocrito, le Bucoliche di Virgilio e i romanzi pastorali di Achille Tazio e di Longo Sofista (Iacopo Sannazzaro-Vita Nuova di Dante). Ebbe due redazioni: alla prima, giovanile, ne seguì una seconda, che portò l’operetta all’ampliamento (Iacopo Sannazzaro- Arcadia).

Il poeta Iacopo Sannazzaro racconta d’essere andato in Arcadia, sulle pendici del monte Partenio , per dimenticare la fanciulla vagheggiata. Qui si nasconde sotto il nome di Azio Sincero, cerca fra i pastori consolazione al suo amore sventurato, ma quando torna a Napoli scopre che la sua amata è ormai morta. Di vivo, ha scritto Momigliano, non c’è che la cadenza lenta e dolce della prosa e qualche pagina d’andrologia : cieli stellati e senza vento, un soliloquio d’amore nei boschi avvolti dalla notte, un risveglio di greggi e pastori in un mattino d ‘estate.Iacopo Sannazzaro immagineL’Arcadia rimane però la summa di tutta la tradizione bucolica precedente e sarà destinata a influenzare profondamente la favola pastorale del Sei-Settecento: in Francia, in Inghilterra, in Portogallo e in Spagna (dove la renderà celebre il poeta Garcilaso de la Vega, imitandola nelle sue egloghe).

A far eccezione del poemetto latino De partu Virginis, dove la rappresentazione si fa monumentale, la malinconia è una costante dell’opera di Sannazaro (come del resto di molta della poesia latina e volgare napoletana). Questa tenerezza piena di rimpianti giunge al suo culmine nelle Eclogae piscatoriae e nelle Elegie (sempre in latino).

In una di queste ultime – la IX del secondo libro – Sannazaro canta le rovine di Cuma, urbs vetustissima, città antichissima, e avverte con un brivido che la medesima sorte toccherà un giorno a Roma, a Venezia, alla sua Napoli. «Passan le signorie, passano i regni» aveva già scritto Petrarca ; e il fatto che Sannazaro , che pur sapeva maneggiare tanto bene il volgare, volesse ripetere in latino questo malinconico pensiero ci dice come nel Quattrocento, per almeno una schiera di spiriti aristocratici, l’immergersi nell’antica lingua di Roma fosse divenuta cosa del tutto naturale.

 

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