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Il Castello Mediceo

Molto poco conosciuto è il castello Mediceo che si trova in provincia di Napoli, precisamente ad Ottaviano.

All'inizio fu un “castrum” longobardo, un fortilizio destinato al controllo dell'ampia pianura nolana e di una strada fondamentale per il best essay writing service reviews commercio del grano.

Nel  1567 Bernardetto de Medici e la moglie Giulia lasciarono Firenze e acquistarono il castello e il feudo di Ottaviano per cinquantamila ducati. Bernardetto era cugino del grande Cosimo de Medici, grande per capacità di governo, un po' meno forse per coerenza morale, tanto che nel 1566 aveva consegnato al Papa l'amico protestante Pietro Carnesecchi.

Per non parlare poi dell'altra parente di Bernardetto, la regina di Francia Caterina de Medici che nel 1571, la notte di San Bartolomeo, aveva massacrato i protestanti Ugonotti, tremila morti a Parigi, dodicimila nel resto del regno.

Il raffinato e colto Bernardetto aveva nutrito simpatie per la Riforma, come tanti intellettuali italiani, e nel napoletano l'atmosfera era relativamente più tollerante e libera. A Napoli, anzi ad Ischia, aveva vissuto indisturbata Vittoria Colonna amica di Valdes, e l'Inquisizione non avrebbe attecchito. Poi, in punto di morte, Bernardetto affidò l'anima al domenicano Pietro Feulo di Ottati e la moglie, rimasta vedova, costruì per i domenicani in Ottaviano il convento del Rosario nella cui chiesa riposano con belle lapidi diversi membri della famiglia de Medici. I domenicani, si sa, erano i grandi predicatori dell'Inquisizione Spagnola.

La pia vedova Giulia de Medici aveva comprato in territorio di Ottaviano due cappelle semidirute, poi trasformate in chiese, e le capp

elle erano intitolate a San Giovanni e San Lorenzo, nomi che lasciavano trapelare struggenti nostalgie di Firenze.

Ma il massimo dell' affetto per il nobile castello e la sua storia si deve al principe Giovanni Battista de Medici, diretto discendente della famiglia di Lorenzo il Magnifico.

Raffaello Causa, il più grande Soprintendente per i Beni Culturali che Napoli abbia avuto, crebbe ad Ottaviano ed era solito scherzare sul fatto di essere conterraneo di un altro personaggio dal nome simile: Raffaele Cutolo, tristo e malvagio per ventura e vicende.

Vi è un film, noto se non altro perché molto spesso si replica nei programmi notturni di emittenti locali: «II camorrista», di Giuseppe Tornatore (regista di «Nuovo Cinema Paradiso», e «Malena»). Durante la lunga latitanza, Cutolo compra il castello dal quale prima lui, poi la sorella facevano  prosperi affari.
Il palazzo con saloni e meravigliosi affreschi del Muzzillo era ben restaurato ed efficiente per lo scopo al quale era stato adibito. Poi lo Stato lo ha confiscato, lo ha affidato al Comune e questo a sua volta la ha concesso all'Ente Parco Nazionale del Vesuvio. Ma nessuno vi ha fatto lavori né disposto custodia, tanto che tutti hanno rubato di tutto, statue, lapidi, dipinti e distrutto affreschi, fino a che, per fortuna ancora in tempo, l'architetto della Soprintendenza per i Beni Architettonici, il Paesaggio e per il Patrimonio Storico Artistico e Demoantropologico di Napoli, ha ripreso e completato i restauri.
Tutto ora risplende, gli affreschi rimasti, i solai e le capriate in legno, gli alberi dei giardini ed i colori della facciata.
Pensate che per ritrovare il colore originale della settecentesca facciata l’architetto ha fatto restaurare il celebre quadro dipinto da Pierre Jacques Volaire nel 1776, raffigurante Maria Giovanna de Medici e Sigismondo Chigi che partono da Ottaviano dopo le nozze, dove è ritratto il castello con il suo colore originale, che nel dipinto era un colore chiaro luminoso e festante. Molto bello sarebbe se nel castello tornassero i Medici.

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