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Ippolito da Pastena, un Masaniello salernitano

MasanielloAnche Salerno ebbe il suo Masaniello: Ippolito da Pastena.
Marinaio e pescivendolo, dopo una condanna a dieci anni di galera, si era arruolato nelle milizie feudali del duca di Nocera, tra i ‘bravi’ di quelle contrade, che non dovevano differire molto da quelli di cui Manzoni ha tracciato così vivi ed efficaci ritratti.
Ma il nostro Ippolito, o Polito, come era comunemente chiamato, non aveva animo da gregario e, appena conobbe gli avvenimenti di Napoli, tornò a Salerno, fu subito acclamato capo dai popolani, prese possesso della città, organizzò milizie popolari e le guidò alla conquista della provincia.
I facili successi di un Masaniello o di un Ippolito da Pastena sarebbero incomprensibili se si volessero ascrivere solo all’abilità dei capi e non si tenesse conto che quegli uomini interpretarono l’aspirazione di giustizia del popolo oppresso, la reazione ai soprusi dei feudatari e dei ceti dirigenti, lo spirito di vendetta violenta e talvolta brutale di uomini usi da tempo a subire impotenti l’altrui violenza.
Solo in tal modo può spiegarsi l’esplosione quasi simultanea in tutto il regno dell’azione popolare con un fenomeno di psicologia collettiva che richiama per certi aspetti la ‘grande paura’ della Francia del 1789.
Mentre Ippolito da Pastena era in armi nella provincia, Salerno nel novembre 1647 ritornò all’ubbidienza spagnola; ma il capo popolare non esitò a volgere con le sue truppe contro la città, che pure era munita di forti difese, e il 18 dicembre riuscì a riconquistarla.
Aveva frattanto  stabilito contatti con il duca di Guisa, che lo nominò preside e vicario generale delle province di Principato e di Basilicata e governatore generale delle armi.
Dopo aver compiuto altre imprese guerresche, quando gli spagnoli ripresero il sopravvento in Napoli, Ippolito si ritirò dapprima in Salerno e, considerata poi insostenibile la difesa della città, sciolse le sue truppe e si rifugiò in Roma.
Ma, quando la mattina del 9 agosto 1648 la flotta francese, composta di 38 vascelli d’alto bordo, 24 galere e 60 tartane, si presentò dinanzi a Salerno al comando di Tommaso Carignano di Savoia, Ippolito da Pastena era al fianco del capo della spedizione.
Con l’aiuto dei fautori del Pastena che attaccarono da terra, i francesi riuscirono ad occupare la torre dell’Angellara ad oriente della città. Anche Vietri, ad occidente, fu presa dopo aspri combattimenti. Ma Salerno e Cava resistettero; da
Napoli giunsero possenti rinforzi ed il Savoia e i francesi preferirono abbandonare l’impresa.
Ippolito da Pastena si al lontanò con la flotta. Nel 1654 fu nuovamente al fianco del duca di Guisa nello sfortunato tentativo di sommuovere il regno con uno sbarco a Castellammare.
Dopo di allora non si hanno notizie intorno alla vita del capopopolo salernitano.

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