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Isola di Capri: ecco la sua grande storia

Isola di Capri: storia e sviluppo

Capri è situata nella parte estrema meridionale del golfo Partenopeo, 5 km a ovest di punta Campanella. Nella penisola sorrentina, la quale si prolunga verso l’isola di Capri con la catena dei Lattari e ne è separata dallo stretto di Bocca Piccola. Ha una superficie di 100km2 e una popolazione di 12 600 abitanti.

Dal punto di vista amministrativo, è divisa in due comuni – Anacapri e Capri -corrispondenti ai due altipiani che caratterizzano la morfologia insulare: quello occidentale, che culmina nei 589 m del monte Solaro, e quello orientale, che arriva ai 334 m del monte Tiberio. Isola di Capri fotoIl centro di Capri, posto a 142 metri , su un ripiano tra le rupi calcaree di San Michele e del Castiglione, è collegato con il porto di Marina Grande grazie ad una funicolare: quello di Anacapri, invece, è ubicato a 275 metri, sul pianoro nord-occidentale del monte Soprano.

Il rilievo dell’isola di Capri è costituito in genere da dolomie calcaree non stratificate, ammantate da depositi piroclastici (tufi e pozzolane), che il vento vi ha trasportato dai vulcani circostanti.

La costa, fronteggiata a sud-est dai ben noti faraglioni, è in prevalenza alta e frastagliata e interessata da numerose grotte (del Bove Marino, della Ricotta, dei Polpi, dell’Arco di Betlemme, Bianca , Rossa, Verde, dei Preti, Tragara, dell’Arco, delle Felci, del Belvedere, dell’Arsenale, ecc),  tra le quali spicca la Grotta Azzurra, nota sin dall’antichità, come testimoniano alcuni avanzi di costruzione romana. Il clima è temperato-caldo, con ventilazioni frequenti e con moderata aridità, e consente lo sviluppo di una rigogliosa e assai varia flora, che conta più di 800 specie.

Grazie alla sua favorevole posizione geografica, a poca distanza dalla metropoli partenopea e dalla penisola sorrentina, cui è collegata quotidianamente da aliscafi e motonavi, l’isola di Capri ha potuto beneficiare assai rapidamente di una rilevante espansione e diversificazione della propria economia.

Quest’ultima, infatti, pur dominata dalle attività turistiche, si avvale di una discreta attività agricola (agrumi, vite, ortaggi, frutta, olivo) e peschereccia e di un artigianato locale molto dinamico e produttivo.

Di certo, tuttavia, è stato il turismo a conferire sin dai tempi più antichi un’impronta peculiare e linfa vitale all’apparato socio-economico dell’isola, la quale, grazie anche alla dotazione di un’adeguata struttura ricettiva, ha potuto sfruttare convenientemente le sue mirabili fattezze ambientali, richiamando una massa crescente di visitatori che ne hanno fatto una delle mete più ambite e rinomate del turismo internazionale.

E ciò è testimoniato soprattutto dal ritmo vertiginoso di aumento del flusso turistico, che già alla fine degli anni sessanta sfiorava i 60 000 arrivi all’anno, per i 2/3 di stranieri, con circa 250 000 presenze. In seguito, si è verificata una certa stagnazione nell’andamento quantitativo del fenomeno, dovuta a vari fattori concomitanti: la concorrenza delle numerose località turistiche emergenti, con crescente notorietà, nel Mezzogiorno; il pesante inquinamento delle acque del golfo napoletano; la stessa crisi economica, che probabilmente non ha risparmiato neppure una stazione tradizionalmente di élite; ma principalmente il sovraffollamento, che ha portato al limite di saturazione le stesse capacità ‘fisiche’ dell’isola di accogliere popolazione stagiona le.

Va rilevato comunque, di fronte a un leggero calo degli arrivi (rispetto ad anni di punta come, p. es., il 1970), l’ulteriore incremento delle presenze (vicine alle 300 000 unità nel 1978), il che indica una maggiore durata media dei soggiorni; la composizione della clientela turistica, poi, è alquanto variata, con un’incidenza della componente nazionale molto più sensibile che in passato (il 45% del totale degli arrivi è costituito da italiani). Si deve pertanto convenire che il turismo, il quale rappresenta di gran lunga la principale entrata nel bilancio economico dell’isola di Capri, ha contribuito in misura notevole a plasmare il carattere della popolazione, che è stata, in modo diretto o indiretto, interessata e condizionata dal fenomeno.

E questo soprattutto perché l’accesso a nuovi mestieri e professioni, la sicurezza di reddito più solido- mentre in passato esso era costituito soltanto dagli introiti della vendita del pescato e del raccolto agricolo- nonché la necessità di stabilizzare tale reddito, e ancora il frequente e prolungato contatto con il forestiero, hanno profondamente modificato la stratificazione sociale, influenzando non poco la mentalità, la psicologia, il tenore di vita, il livello e le attitudini culturali della gente del luogo. La progressiva terziarizzazione dell’isola di Capri è evidenziata dalla struttura della popolazione attiva: commercio e servizi – compresa la pubblica amministrazione- ne assorbivano ben il 58% già nel 1951 (contro appena il 15% dell’agricoltura), ed hanno ulteriormente accresciuto la loro incidenza (63% nel 1971); anche il settore manifatturiero, essenzialmente artigianale, ha positivamente risentito della spinta turistica (dal 27 al 30% degli attivi, nello stesso periodo), mentre l’occupazione agricola si è ancora dimezzata (7% nel 1971),stabilendosi molto al di sotto rispetto alla media regionale campana.

Popolata sin dall’età paleolitica, conquistata successivamente dai fenici e dai teleboi che vi fondarono un regno fortificandone la parte più elevata, corrispondente all’odierno comune di Anacapri, l’isola di Capri fu annessa a Roma -assieme al Napoletano – nel 326 a.C. Isola di Capri immagineGià Augusto sentì il fascino dell’isola di Capri e vi fissò temporaneamente la sua dimora a partire dal 29 a.C., ma fu soprattutto Tiberio a valorizzarla, facendovi innalzare una grandiosa villa imperiale che, danneggiata nel I secolo d.C. e devastata durante il periodo del decurionato francese, presenta tuttora imponenti rovine. Il X secolo cadde in possesso prima della repubblica di Amalfi e poi degli svevi e nel 1230 fu infeudata agli Arcucci, dai cui regnanti ricevette cospicui privilegi: nel 1371 si arricchì della famosa certosa di San Giacomo, che, distrutta in parte verso la metà del XVI secolo durante una delle numerose incursioni dei corsari saraceni e successivamente restaurata con torri di difesa, rappresenta una testimonianza di particolare interesse storicogeografico, oltre che architettonico.

Dopo un periodo di generale assopimento, conseguente proprio alle frequenti scorribande dei pirati, l’isola di Capri ritornò in auge con Ferdinando IV di Borbone e, nonostante l’occupazione da parte degli inglesi (1 806) e delle truppe del Murat (1808), poté esercitare sino al momento dell’annessione all’Italia (1860) una notevole attrattiva sugli spiriti romantici del mondo culturale europeo e internazionale.

L’esplosione recente del turismo, anche in forme massive, ha posto sul tappeto tutta una serie di spinosi problemi, connessi essenzialmente con la razionale utilizzazione del ristretto territorio, nel quadro di un vasto programma di rinnovamento complessivo che tenga conto, da un lato, delle accresciute esigenze della popolazione residente e di quella temporanea, salvaguardando, dall’altro, le incomparabili fattezze ambientali e il rilevante patrimonio artistico dell’isola.

A partire dall’inizio del nostro secolo si è pertanto resa necessaria un’articolata gamma di opportune realizzazioni tecniche, che comprendono la costruzione della funicolare (1906), collegante il centro dell’isola di Capri con l’area portuale di Marina Grande, della seggiovia per il monte Solaro (1956), di numerose strade rotabili in sostituzione delle vecchi e anacronistiche gradinate, nonché l’attuazione di un moderno e funzionale apparato ricettivo e la generale ristrutturazione dell’edilizia privata, che ha saputo rispettare in modo abbastanza soddisfacente la tradizionale arte costruttrice.

 

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