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Jettura, ecco come nasce la superstizione napoletana

Jettura, ecco le vicende che ruotano intorno alla superstizione

Jettura. L’aneddotica della vita napoletana alla fine del settecento e in tutto l’ottocento è ricca di personaggi famosi per la loro carica iettatoria: ma, in conformità del carattere del costume e della ideologia che lo accompagna, essi non ci sono giunti con un rilievo di eroi tragici, ma circondati da un’atmosfera di comica temibilità. (Jettura-Corricolo)Dumas nel suo Corricolo dipinse il famoso duca di Ventignano, celeberrimo jettatore, in questa chiave, mentre Teofilo Gautier, che nel suo racconto Jettatura tentò di interpretare la figura dello jettatore napoletano come un eroe satanico di byroniana memoria, combinò insieme due cose in realtà disparatissime che nel racconto non si fondono, e ciò indirettamente conferma l’irriducibilità storica del costume napoletano ad altre forme di sensibilità e ad altri climi culturali (Jettura-Dumas).Jettura foto

Nel modo più immediato e suggestivo parteci pano a questo costume Ferdinando I e Ferdinando Il. Famoso è un aneddoto riferito a Ferdinando I. Il re era persuaso che il canonico De Jorio fosse uno jettatore, e lo era al punto che per ben quindici anni non gli aveva concesso un’udienza che il De Jorio gli aveva ripetutamente chiesta per presentargli in omaggio un suo libro: finché, cedendo alle pressioni della corte, il re ricevette il canonico il 3 gennaio 1825, col previsto risultato di morire la mattina del 4, fulminato da un colpo apoplettico (Jettura-Ferdinando II). Con la stessa intonazione e coloritura, fra seria e faceta, ci sono giunti, attraverso il De Cesare, gli aneddoti relativi alla credenza di Ferdinando II nella jettura.

Per il gennaio del 1857 era stato fissato un gran ballo a corte, e il duca d’Ascoli si era recato dal re con le vecchie liste degli invitati per procedere con lui ad una revisione dei nomi, cancellando quelli degli assenti, dei defunti e dei politicamente sospetti, e proponendone dei nuovi (Jettura-Superstizione). Ad un dato momento il duca d’Ascoli fece il nome di Cesare della Valle, duca di Ventignano, prospettando al re l’opportunità di accogliere la sua richiesta d’invito. Il re riconobbe le buone qualità del duca e la sua sicura fede politica, ma sapendo della fama di jettatore che godeva in città, disse al duca d’Ascoli: «Tu sai i pregiudizi che corrono al suo conto: io non ci credo, invitalo, ma ti annunzio che la festa non si darà».

E lo stesso De Cesare che riferisce l’aneddoto non manca di sottolineare l’apparente connessione tra il paventato invito iettatorio e quello che poi accadde, e cioè l’attentato di Agesilao Milano, e la conseguente sospensione della festa!

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