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Le chiese di Nola, ecco una piccola fotogallery

Le chiese di Nola, ecco le più importanti

Le chiese di Nola. Tipica espressione della scultura duecentesca in Campania può dirsi invece il bel rilievo con Cristo tra i dodici apostoli, sormontato dall’Agnello mistico e dai simboli degli evangelisti , che si conserva nella cripta del duomo di Nola(Le chiese di nola-Duomo di Nola)Le chiese di Nola immagine.

È tra le non molte ricchezze d’arte della primitiva cattedrale nolana, data dolosamente alle fiamme nel 1861 e ricostruita in fredde forme neoclassiche sul finire del secolo scorso dall’architetto Breglia. Solo il campanile è ancora quello antico; le mediocrissime compitazioni pittoriche del D’Agostino, del Postiglione e del Vetri avvertono immediatamente che la costruzione moderna è senza storia.

Però, come per il rilievo della cripta, la ricostruzione ha salvato qualcun’altra delle opere d’arte dell’antica cattedrale: come una serie di riquadri marmorei impiegati come decorazione nel nuovo pulpito, opere finora trascurate dalla critica nonostante il loro notevole livello qualitativo che le accomuna alle risultanze più qualificate della coeva scultura napoletana.

Sono rilievi databili nel primo quarto del secolo XVI e, per il tipico accordo con i caratteri iberici, riferibili con sufficiente verosimiglianza al la prima operosità di Giovanni Mediano da Nola, che era appunto di Nola, la seconda delle glorie locali, quindi, dopo san Felice e prima di Giordano Bruno(Le chiese di Nola-Giordano Bruno).

Altre vestigia dell’operosità di Giovanni da Nola vengono generalmente additate ancora nella cappella Albertini che funge da sagrestia della chiesetta gotica di San Biagio: ma l’unica opera di questo ambiente che meriterebbe il riferimento all ‘illustre scultore è la figura giacente, collocata sotto l’altare, di Fabrizio Albertini, che però muore nel 1564, sei anni più tardi di Giovanni da Nola; e l’autore di questo marmo è da riconoscersi con ogni probabilità in Annibale Caccavello(Le chiese di Nola-Annibale Caccavello).Le chiese di Nola foto

Estremamente significativo, tra le sculture raccolte in questa sagrestia, il sepolcro creduto di Roberto Orsini, nel vano attiguo di passaggio alla chiesa, opera della migliore tradizione gotica fiorita, secondo quella particolare accezione nordicizzante che è propria della scultura napoletana, tra la fine del trecento ed i primi del quattrocento, nella bottega del Baboccio.

L’abside in San Biagio rivela le sue sottili e slanciate costolature gotiche, di timbro ancora francesizzante; ma espressione ancor più significativa di queste forme architettoniche- e caratteristica per la suddivisione dell’edificio nel senso mediano con il matroneo sopraelevato rispetto alla navata, così come a Napoli, in Santa Maria Donna Regina Vecchia – è la chiesa antica di Santa Chiara.

Diciamo chiesa antica per distinguerla da quella barocca che pure fa parte dello stesso monastero e nella quale, a differenza dell’altra, ingiustamente negletta, si officia con tutta regolarità. Non che sia poco interessante la chiesa nuova: e basterebbe a darle lustro d’arte solo la grande tela dell’altare con la Madonna, i santi Francesco e Chiara e le anime purganti che è tra le opere più intense della maturità di Battistello Caracciolo.

Ma nella chiesa vecchia, già tanto suggestiva per l’eleganza dell’architettura, vi sono affreschi duecenteschi e trecenteschi di notevole fattura.

E le sorprese si fanno ancora più emozionanti nella sagrestia, decorata da altri affreschi, in parte riferibili a Roberto Oderisi, il rappresentante maggiore della pittura napoletana del trecento.

Il monastero di Santa Chiara dové avere anche nel settecento un momento di particolare splendore, a giudicare dalla preziosa e leziosa decorazione del refettorio, dipinta nel 177 5 da Angelo Mozzillo, e conservatasi fino ai nostri giorni.

Il Mozzillo tenta questa volta in termini di gusto antichizzante una ripresa delle grottesche manieristiche, realizzando opera singolare e non priva di interesse come documento della trasformazione della pittura napoletana dal periodo rococò al neoclassico.

Questo artista, meritevole di un’attenzione maggiore di quanta non gliene si accordi, lascia proprio nei paesi della plaga vesuviana la parte più ampia della sua produzione religiosa e profana; alcune ville – ne ricordiamo una, in particolare, a Somma – hanno altri soffitti dello stesso tipo di quello del refettorio di Santa Chiara e numerose chiese conservano saggi della sua pittura ora spigliata e vivace (come nel caso della grande volta a scodella della chiesa di San Lorenzo, ad Ottaviano) ora di tono più modestamente provinciale.

A voler raccogliere in un’elencazione sommaria soltanto quello che merita particolare attenzione bisognerà ancora citare nella chiesa del Collegio, detta anche dell’ Annunciata, la bella tavola di Cristoforo Scacco con l’Annunciazione ed una serie di tavole manieristiche tra le quali un’Adorazione dei pastori del Corenzio; nella chiesa del Gesù una Circoncisione di Marco Pino ed un Sant’lgnazio di Girolamo Imparato.

Ed infine in Sant’Angelo dei Cappuccini, che abbiamo già prima ricordato, altre tavole manieristiche, l’elegante chiostro cinquecentesco, ed infine rari intarsi marmorei d’età barocca tanto nella chiesa quanto nella sagrestia.

 

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