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Le grotte capresi: ecco una piccola fotogallery

La bellezza delle grotte capresi

Ma è ancora ad Anacapri che il viaggiatore desideroso di constatare se tuttora qualcosa continui a portare l’accento dell’autenticità primitiva potrà scoprire, affacciandosi agli usci delle case, in certe stradine delle Beffe, di Follicara o di Timpone, qualche cortile rustico che i fatali restauri della valorizzazione turistica non hanno ancora guastato. Qui, in alcuni imprevedibili interni, il verde ed i fiori gli appariranno fusi insieme con gli elementi della casa, in una spontanea compenetrazione di elementi della natura e di superfici bianche di intonaco.

A Capri, assai più dei resti delle ville imperiali e delle tipiche volte che coprono le case e le chiese, è l’architettura naturale delle grotte capresi quella che più sorprende; è la varietà di forma e di colore, tra roccia ed acqua, dei favolosi spazi interni che si incontrano lungo la costa. E se dovessi suggerire un itinerario delle grotte capresi consiglierei di costeggiare l’ isola suddividendo il percorso in almeno due giornate: una per la costa ad oriente e mezzogiorno, e l’altra per quella ad occidente e settentrione: il maggior numero di grotte è lungo la costa meridionale che è, insieme, la meglio esposta agli effetti della luce solare, sia diretti che di riflesso, mentre la più famosa tra le grotte capresi, la Grotta Azzurra, è sulla costa settentrionale. Per questa esplorazione occorre, però, lasciare il troppo comodo e rapido motoscafo ed anche l’ingombrante barca a remi, per servirsi di un sandolino, il piccolo guscio di legno che, manovrato da un unico remo a doppia pala, consente di penetrare in ogni anfrattuosità e, all’occasione di passare, trasportandolo a braccia, al d i là dell’ostacolo di una secca o di uno scoglio.

Sostare nella calma immota di una grotta, guardando in basso, attraverso il cristallo di un’acqua quasi immobile, la minuta ghiaia del fondo e, intorno, le rocce colorate di infiniti toni fra il giallo bruno ed il viola mentre giunge alle narici l’odore iodato delle erbe, è uno dei più grandi piaceri che la vita possa offrire ad un uomo capace di trarre gioia da uno spettacolo di natura.

Tra le tante grotte capresi quella che tutti conoscono è quella Azzurra, il numero uno della locale féerie de la nature. Ma giungervi, come abitualmente si fa, partecipando ad ondate successive di turisti frettolosi, è un modo di tradire quella bellezza per la quale si è già mal preparati, essendo essa uno dei più abusati luoghi comuni del mondo. Eppure resta sempre una gran tentazione quella di tuffarsi a nuoto nella penombra del suo ‘duomo azzurro’, e sollevare intorno una schiuma argentea e fosforescente; non potendo farlo ci si contenta di provocare una piccola scia lucente affondando una mano nell’acqua. Le grotte capresiMa molto più varie, se pur non altrettanto sorprendenti sono le grotte capresi, meno conosciute; quella Verde ad esempio.

Dopo che l’avrete percorsa, procedendo verso il suo fondo buio, si rivelerà ai vostri occhi, come un porto inaspettato , una spiaggetta di rotondi e bianchi sassi. È lì che potrete comodamente tirare a secco il sandolino e sostare ascoltando il lieve frangersi dell’acqua ai vostri piedi.

Se sapete nuotare vi capiterà anche di scoprirne qualcuna; o meglio di ritrovarvi in una cavità luminosa tanto solitaria cd occulta da darvi l’illusione che soltanto voi e pochissimi altri l’avete visitata; la stessa cosa che capita per certi pensieri assai peregrini. Così accadde, a chi scrive, di trovarne una, tra le grotte capresi, stupenda alla quale si poteva accedere solo nuotando attraverso un piccolo foro a fior d’acqua, tra la Marina Piccola e i faraglioni.

L’interno si presentava nella forma di una grande sala a cupola, internamente illuminata da un fascio di raggi che pioveva dall’alto, come dall’oculo di una sala termale, e che colorava l’acqua di un verde-azzurro assai chiaro; proprio quello che usa chiamarsi acquamarina.

A ripensarci, però, l’espressione ‘duomo azzurro’, usata più su, non è mia; l ‘ho trovata nel libro dello speleologo austriaco Giorgio Kyrlc, dal titolo le grotte capresiLe grotte dell’isola esprime un poetico dubbio scrivendo, a proposito della Bianca e Meravigliosa, le grotte capresi, grandi e comunicanti tra loro: «All’estremità sud-orientale si scorge un debole bagliore azzurro che però non è certo se sia dovuto ad una semplice riflessione, oppure alla luce del giorno che penetri attraverso una finestra subacquea, sotto l’istmo roccioso fra il vestibolo e il primo lago».

E questa, che è perplessità nello speleologo, è stupore nell’uomo indotto che contempla una così concentrata meraviglia del cosmo; ma quel primo dubbio, che era uno stimolo alla poesia, deve essere superato nella consapevolezza razionale; e del resto, nulla ha definito, almeno fino ad ora, la natura dell’uomo quanto il suo bisogno di ritrovare una ragione negli eventi ed una forma nel caos. Il verde spontaneo che si alterna al la roccia qua e là, e che più degli agrumeti definisce il paesaggio caprese, si è fatto più folto e prosperoso, sin dagli anni del dopoguerra.

Un mio amico studioso, facendomi rilevare questa differenza – che, una volta tanto, segna un punto a vantaggio della natura presente, rispetto a quella passata – mi confidava di essersi chiesto a lungo quale potesse esserne stata la causa, dovendosi escludere, naturalmente, l’ipotesi di un’ iniziativa comunale destinata a tutelare il paesaggio e a dare incremento al verde pubblico.

Finalmente, dopo molta incertezza, egli scoprì, provandone la più viva sorpresa, che il paesaggio era stato favorito dal rapido diffondersi delle bombole a gas, per uso di cucina, e quindi dalla rinuncia al carbone di legna, che prima si ricavava dal taglio degli arbusti. In sostanza, noi denunziamo la perdita degli aspetti più genuini del -l’ambiente naturale ed urbanistico non perchè essi siano oggi totalmente perduti ma perché rischiano di esserlo in un futuro molto vicino se non riusciremo a trovare gli strumenti per una più attiva ed efficace tutela.

 

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