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‘Ndrezzata’ di Barano d’Ischia, ecco una piccola fotogallery

‘Ndrezzata’ di Barano d’Ischia, foto e descrizione

ndrezzata L’isola d’Ischia conserva ancora interessanti tradizioni popolari, così sacre come profane.

I comuni differiscono tra loro per le parlate locali che costituiscono due gruppi, uno sul versante nord-orientale (Casamicciola, Ischia, Lacco), che porta l’impronta del dialetto campano, l’altro sul versante meridionale (Forio, Serrara Fontana e Barano) che accusa l’influsso dei dialetti pugliese e calabrese.

Può dirsi che ogni borgo abbia il suo volto particolare. L’appartata Forio è insieme esempio di tenacia e di iniziative ed è il centro intellettuale dell’isola; Lacco Ameno conserva e custodisce i segni del passato e può chiamarsi centro archeologico; Casamicciola, ‘miccia miccia’ (misurata) brilla per essere stata, come vuol la fama, la prima ad utilizzare le mirabili virtù delle acque minerali; Ischia rappresenta l’isola intera, con il suo castello, che si vuole sia stato prima sede dei coloni greci venuti da Siracusa (Barano d’Ischia-ndrezzata). le origini della Ndrezzata risalgono a Euripide che racconta: « Fu allora che Cipride la bella delle belle tra gli esseri beati fece la prima volta col suo fiato risuonare la voce sotterranea del bronzo e le tese membrane dei timpani percosse con le dita… ».

Secondo il racconto di Giulio Iasolino invece: « In questo Casale che dopo Forio è il maggiore degli altri, le persone grandemente del ballare si dilettano: il che ancora è comune a gli altri luoghi». Ecco una parte della Ndrezzata: « ‘Ncoppa Santu Nicola alleramente ‘a tutto ‘o munno corre tanta gente chi cu chitarra e chi cu mandulino vanno a vedé lu sole a la matina. ‘Ncoppa Santu Nicola è ‘na bellezza oi né e quanno spont’ ‘o sole so’ cose ‘a stravedé.

M’aggio truvato ‘a nenna all’Epomeo e ll’aggio spiata si vo’ fa’ ll’ammore e m’ha risposto bella e appassiunata ma vallo a dire a lo mio genitore. ‘Ncoppa Santu Nicola è ‘na bellezza oi né e quanno spont’ ‘o sole so’ cose ‘a stravedé. (recitato) “Io vengo da monte Cupo per darvi un gran saluto. Io vengo da Tarantiello cu na lanza e nu spurtiello. Noi siamo tre fratelli tre valenti marenari: uno si chiama Gennaro pesca treglie e calamare ‘n auto se chiamma Vicienzo e pesca senza licenza; scusate signori miei mio patre m’ha miso a nnomme Puletrone pecché tengo sempre mmano stu bastone!

 

 

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