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Passeggiata napoletana: fotogallery e storia di Napoli

Passeggiata napoletana, la storia di Napoli

Ecco come, qualche anno fa, Giovanni Ansaldo descriveva Napoli ‘dietro gli scenari ‘ (malgrado il tempo trascorso, il testo è più che mai attuale): «Si può attaccare, per passeggiare attraverso la Napoli ‘dietro gli scenari’, da qualunque punto si vuole; tutte le aperture di vicolo, a destra e a sinistra delle grandi vie spettacolari, sono valide, e portano bene.

Si può attaccare a due passi dai grandi alberghi di via Partenope, raggiungendo via Santa Lucia – dove, è pur bene ricordarlo, nel caseggiato indicato al numero 107 visse, nell’ultimo periodo della sua vita, Di Giacomo – e poi affrontare l’ erta del Pallonetto, salendo alla ventura, perché salendo si arriva pur sempre all’aerea altura di Pizzofalcone, sferzata dal vento del golfo; e attraversando cosi quest’ultima trincea dei superstiti ‘luciani ‘, cioè dei pescatori e dei marinai abitatori della spiaggia famosa, donde tanto nome è andato per il mondo con la canzone del povero E. A. Mario.

Si può farsi condurre al Corso, nei pressi dell’Ospedale militare, e di li scendere alla ventura giù per uno dei tanti vicoli di Montecalvario dai nomi cosi belli – esempi: vico Giardinetto a Toledo, vico Tre Re, Taverna Penta – che si offrono come spaccature immani in un blocco di tu fo calcinato, decorate di terrazzini, di poggioli, di finestrelle, di biancheria distesa, di vasi di fiori.

“La piccola gente dei vicoli sogna da millenni di avere gli ortaggi sul davanzale e i nespoli sul poggiolo, ed educa con pertinace coraggio un cespo di vite, piantato (abusivamente) tra gli interstizi dei ‘basoli’ della strada. Comunque sia, scendendo, si è sempre sicuri di arrivare a Toledo. Si può, da piazza Dante, per port’Alba, raggiungere via dei Tribunali, e da Toledo, all’altezza di palazzo Maddaloni, raggiungere via San Biagio dei Librai e, con la guida alla mano, andare alla ricerca del palazzo, dove una lapide, fatta murare dal proprietari o, signor Tenore, assicura: “In questo palazzo nacque il più illustre cittadino di Napoli, san Gennaro” e dove il portiere, interrogato perchè dia la conferma di tanta ventura, si contenta di stringersi modestamente nelle spalle, e di rispondere: “Accusi dicono” .

Si può, dai Tribunali, raggiungere l’Anticaglia, le cui case fatiscenti sono scavalcate dai ruderi di Napoli romana, e donde si stacca un vicolo che porta un nome stupendo – vicolo del Limonciello – e che è un budello cupo e nero, pieno di bambini, i quali hanno pressa poco la stessa età che doveva avere il Tasso, quando, con la madre, alloggiava lì vicino. Passeggiata napoletana: si può, dal Rettifilo, infilare via Mezzocannone, la strada che ha il nome più pittoresco di Napoli, e di là arrivare a fare riverenza, sulla piazzetta di Nilo, alla statua greco-romana, con una testa barbuta che non è la originaria, e un nome secolare pieno di echi misteriosi, il ‘Corpo di Napoli’, ai cui piedi si vendono bellissime scarole e altre verdure.

Si può fare fermare la macchi na a Porta Nolana, la più bella porta di Napoli, esempio stupendo – con quell’edificio che s’innalza su uno dei due torrioni, con quei giardini pensili fatti per gli innamorati e impiantati sui torrioni stessi – dell’arte con cui Napoli pervade, con il suo sangue caldo, le pietre antiche; e di là raggiungere il Lavinaìo e le sue friggitorie all ‘aperto.

Si può fare fermare la macchina a Foria, all’angolo di via Vergini; e dì qui inoltrarsi in una Napoli, dominata tutta dalla grande gloria di san Vincenzo, ‘o Monacane’, venerato nella basilica di Santa Maria alla Sanità, e le cui strade mettono capo alle prime prode erbose di Capodimonte, e alle Catacombe e a’ Cimiteri ornati di piramidi di teschi cui il popolino chiede i numeri del lotto. passeggiata napoletanaPasseggiata napoletana: si può sostare a via Duomo, all ‘altezza di San Giorgio Maggiore, e di là, in pochi minuti, raggiungere Forcella, la famosa Forcella, con la sua appendice, la Duchesca, su cui si è fatta tanta letteratura di maniera, per descrivere la cupidigia, la corruzione, l’imbroglionismo di Napoli; e che poi è semplicemente la zona in cui affluisce la roba prelevata dagli americani della NATO, a basso prezzo, ai loro magazzini, e passata da loro, sottobanco, a’ rivendugliol i napoletani; e in cui si rimane ammirati della fedeltà con cui il pubblico napoletano, pur fermandosi a contemplare i materassi balneari di gomma e i rasoi elettrici di nuovo tipo, resta fermo nell’apprezzare soprattutto il pane di Montevergine e i provoloncini di Sorrento in vendita al banco lì vicino.

Si può fare quel che si vuole, e vagabondare come si vuole, chè ogni passo conduce a qualche scoperta; e soprattutto al la scoperta di quanto sia amabile di costume il popolino napoletano [ … ] ‘Amabile’ è la parola propria; necessaria per fare cadere a pezzi una leggenda ridicola, quella della criminalità e della disonestà e del la corruzione della plebe napoletana.

Questa leggenda deriva in buona parte dai napoletani stessi; che sono spesso, per amore del pittoresco e del ‘colore locale’, mitomani, e tirano ad esagerare o ad inventare addirittura, a proprio danno, episodi famosi e diffamatori. Tipico esempio di questa mitomania è un racconto, che si sente spesso ripetere con le assicurazioni dell’autenticità più assoluta; quello del piroscafo rubato con tutto il carico, in porto, al ‘tempo degli americani ‘; piroscafo che non è mai esistito. La verità è l’opposto della leggenda.

La camorra, dì cui si è parlato tanto, esiste, ma è un fenomeno non cittadino, ma della campagna; altra terra, altra gente, altro mondo; e Napoli ne soffre perché deve pagare più cara la sua verdura. La delinquenza ‘guappesca’, di cui il processo Cuocolo, ormai più di mezzo secolo fa, serve la dimostrazione irrefutabile, è tutta una montatura letteraria, un sottoprodotto dei romanzi dì Mastrianì e dei drammi dì Federico Stella.

Passeggiata napoletana-camorra-il guappoDelitti efferati di sangue, rari; il solito repertorio di drammucci d’amore, frutto anch’essi, in buona parte, di letteratura, quella delle canzoni. Rubalizi grandi, mai, perché i ladri mancano di mezzi e di organizzazione; di solito, si tira alla valigia incustodita. Truffe si, ma spicciole; e limitate al piccolo imbroglio pittoresco, il cui orditore è spesso vittima prima (Passggiata napoletana-Santa Lucia). Accattonaggio si: ma mai assillante, e tanto meno minaccioso.

Oh, povera cara gente di Napoli, su cui cosi accoratamente san Gaetano, scolpito in bronzo nel seicento, e collocato presso la basilica di San Lorenzo, nella zona in cui l’agglomeramento umano si presenta più fitto, invoca, levando il viso al cielo, pietà».

 

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