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Piazza della Sanità

Percorsa l'intera Via Foria e giunti all'altezza del semaforo di Via Duomo è possibile svoltare a destra per penetrare, attraverso la pittoresca Via dei Vergini (zona sepolcrare della città greco-romana), nel popoloso quartiere della Sanità, una vallata ai piedi di Capodimonte che in tempi remoti doveva essere rigogliosa e fertile e che oggi, con i suoi agglomerati di case, vicoli e palazzi (alcuni dei quali di pregevole struttura architettonica, come il Palazzo dello Spagnuolo e il Palazzo Sanfelice), rappresenta uno dei rioni più veraci della Napoli popolare.
Al centro del quartiere, all'ombra del grande  ponte di Capodimonte, costruito durante il breve regno di Murat, nel 1810, troviamo la capiente Piazza Sanità, che molti considerano una specie di concentrato delle tipiche costumanza napoletane: ess, infatti, ha ospitato per anni la codetta “Festa d'o Munacone”, un raduno annuale del popolo minuto in cui erano presenti tutti gli ingredienti di quel folclore spontaneo e sapassoso che ha reso celebre nel mondo il temperamento e la vitalità dei ceti meno abbienti della cittò.
Ai giorni nostri, il più delle volte, i festeggiamenti si limitano all'installazione di bellissime luci ad arco e alla processione di immagini sacre nei vicoli e vicoletti del quartiere.

Fino a qualche tempo fà, però, il piatto forte della ricorrenza era costituito da un allegria generale quasi piedigrottesca, sottolineata dalla gastronomia e dalla musica.
La prima era garantita dalla vendita al pubblico dei più gust

osi sfizi della cucina napoletana: zuppa di pesce, polipetti affogati, carnacotta e “pier e puorc”, “call e tripp”, zuppe e impepate di cozze, pizze al forno e pizzette fritte, panzarotti, ciurilli baraccine, taralli caldi, lupini e torroni di tutti i tipi.
La seconda, invece, era assicurata dallo spettacolo di varietà che si svolgeva di sera su un grande palco innalzato in fondo alla piazza, destinato ad ospitare i cantanti più noti, i comici più esilaranti e gli imitatori più bravi.
E non c'è stato mai artista, per quanto rinomato e celebre, che si sia rifiutato di partecipare alla “Festa d'o Munacone”.
Su quel palco, in fondo alla piazza, si sono esibiti un pò tutti: attori comici come Totò, Nino Taranto, i fratelli De Filippo, i fratelli Maggio, i fratelli Giuffrè; imitatori come Alighiero Noschese; cantanti come Roberto Murolo, Franco Ricci, Sergio Bruni, Maria Paris. Insomma il meglio che Napoli potesse offrire.

Dal punto di vista architettonico la piazza presenta di notevole la seicentesca Chiesa di Santa Maria della Sanità, detta anche di San Vincenzo, sotto le quali si sviluppano le Catacombe di

San Gaudioso.
Costui, secondo un antica tradizione, era vescoco di Abitinia, in Africa, e fu costretto da re Genserico a imbarcarsi su una vecchia nave priva di timone e di vele; la nave sotto la spinta dei flutti marini, approdò a Napoli, inducendo il sant'uomo a dedicare alla città la sua attività pastorale.
In quanto a San Vincenzo Ferreri, a cui è titolata la chiesa, si trattava di un umile fraticello in odore di santità, molto benvoluto dalla popolazione del rione, che gli attribuì l'appellativo affettuoso di “'o Munacone”.

Mappa

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