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Reggia di Portici, la dimora estiva dei Borbone

Lungo la Via delle Calabrie c’è la Reggia di Portici, una delle dimore più belle dell’area vesuviana

Reggia di Portici

Reggia di Portici

Per trovare una fioritura d’arte, intorno al Vesuvio, che sia comparabile con quella di Nola e di Cimitile, dovremo portarci all’altro lato del vulcano, lungo la verde fascia costiera, sede di splendide dimore patrizie, come la Reggia di Portici che ancora oggi rivelano il fasto e il decoro della corte e della nobiltà napoletana nel corso del secolo XVIII.

Il Miglio d’Oro, il rettilineo di circa due chilometri da Resina a Torre del Greco, rappresenta il fulcro di questa strada decorata da una successione poco meno che ininterrotta di splendide ville e di parchi e di giardini digradanti per ampi terrazzamenti verso il mare.

È la via delle Calabrie e lungo questa arteria, per il primo tratto, si sviluppa una civiltà architettonica con caratteri ben definiti, che rappresenta uno dei momenti più interessanti e meno noti dell’arte nell’Italia meridionale. Ed è proprio lungo questa importante arteria che si può ammirare la Reggia di Portici.

Una sistemazione critica è stata affrontata da Roberto Pane e da un gruppo di suoi col laboratori per questo imponente patrimonio d’arte sul quale ha pesato un processo di degradazione e di rovina prima che della sua conservazione e restauro cominciasse ad occuparsi dal 1971 un apposito Ente che ha posto il vincolo sulle ville e ha acquistato una di esse, quella di Campolieto.

Curiosamente queste ville, che hanno quasi sempre la facciata principale dalla parte interna, verso i giardini mirabilmente curati dal lato del mare e da quello del monte, si inseriscono direttamente sulla strada, senza che da essa le separi alcun diaframma di verde.

Con funzione quasi simbolica, ed è difficile pensare ad un tanto grossolano errore da parte dell’architetto, soltanto il palazzo reale, che sorge a Portici, si imposta a cavallo della stessa strada, lasciando fluire attraverso il suo ampio cortile la corrente di traffico.

Nel 1738 fu il Medrano ad occuparsi della primitiva progettazione del palazzo reale di Portici.

Con una vicenda analoga a quella del palazzo reale di Capodimonte al Medrano si affiancò subito, ed in posizione preminente, il Canevari.

In un decennio all’incirca il palazzo venne completato; e fu realizzazione notevole alla cui riuscita concorsero anche Vincenzo Del Re, scenografo parmense, cui si debbono le architetture dipinte nella volta dello scalone ed in alcune sale, il Bonito, l’ultimo grande assertore del barocco napoletano, autore di alcuni vivaci soffitti, ed infine Clemente Ruta, al quale spetta la decorazione dei leziosi ambienti dell’appartamento della regina.
Questo palazzo accolse in un primo tempo i bronzi ercolanesi ed i marmi pompeiani, via via che tornavano alla luce grazie alle fortunose e fortunate campagne di scavo fatte intraprendere da Carlo di Borbone e sviluppate poi dal figlio Ferdinando.
Delle sculture ‘moderne ‘ nel parco o nello stesso edificio fu autore Giuseppe Canart, la cui attività principale era quella di restauratore di statue antiche.

Reggia di Portici

Reggia di Portici

A rendere meglio il senso fastoso di questa dimora, nei suoi anni di splendore settecentesco, basterà ricordare che proprio per questo palazzo di Portici venne creato il salottino di porcellana che ora costituisce una delle opere di maggiore interesse nel museo di Capodimonte.
A Portici questo salottino si era conservato sin dopo il 1860 , quando l’intero palazzo passò al demanio, per divenire, poco più tardi, sede della facoltà di agraria dell’università di Napoli.

E bisogna dire che la pubblica destinazione lo ha abbastanza tutelato dalle vandaliche distruzioni e deformazioni che si sono abbattute su tante altre ville nobiliari, ridotte al rango di abitazioni borghesie poi popolari ed ora spesso irriconoscibili, a soli due secoli di distanza dalla loro creazione.

Per approfondimentihttp://it.wikipedia.org/wiki/Reggia_di_Portici

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