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Regno della Sibilla: Cuma, terra di leggende

Regno della Sibilla, storia e vicende

Il regno della Sibilla.«L’incontrastata padrona dei Campi Flegrei – scrive Michele Prisco – quella che col suo solo nome sprigiona una sorta di fascino misterioso e segreto e conferisce a tutta la zona la sua inconfondibile suggestione è Cuma, la desolata regina senza regno (Il regno della sibilla- la Sibilla Cumana).

«Dalla sua acropoli, fra i resti dei templi di Apollo e di Giove, essa guarda la distesa di terre, di acquitrini, di mare, su cui fiori la sua insigne civiltà. A mano a mano che si prosegue lungo la (via) Domiziana, qualcosa nel paesaggio prepara a quest’incontro: saranno le acque ferme del lago di Lucrino, famoso per la coltivazione delle ostriche, o quelle, più avanti, immobili e cupe e piene di malinconia del lago d’Averno, o sarà quel leggero perenne vento che lontano rade il mare piatto d’increspature e qui smuove le foglie degli ulivi, ma si avverte nell’aria il senso quasi religioso del luogo, e l’impressione di penetrare veramente al cospetto di arcane presenze [ … ].

Il regno della sibilla immagineL’antro è costituito da un lungo dromos di 131 metri, largo due metri e mezzo circa e alto cinque: si tratta di una galleria scavata nel monte a sezione trapezoidale e bisogna notare la perfezione con cui è stata tagliata la roccia in direzione del mare, per crearvi le aperture che le danno luce.

In fondo, in un vasto ambiente rettangolare con copertura a volta e grosse nicchie ad arco a tutto sesto, la Sibilla dava i suoi responsi (Il regno della Sibilla- Anto della Sibilla).

Sull’impiantito di legno i passi si fanno cauti, nella penombra si respira odore di muffa, dagli spacchi della massa tufacea si scorge ogni tanto un pezzo di campagna selvaggia o di cielo lontano e di vuoto, e questi mutevoli giuochi di luce danno al luogo veramente un carattere sacro e misterioso, così intenso da essere avvertito anche da chi non sappia o non ricordi le suggestioni della poesia virgiliana. Il suo fascino, anzi, e il suo segreto sono proprio in questa specie di incomunicabilità: qui siamo soli, noi ed il mito» .

 

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