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San Gennaro…Storia e Miracolo

Ma chi è San Gennaro? Qual è la sua “storia”, la sua vicenda di “testimone” della fede? Il suo profilo biografico resta a noi sconosciuto, come per tanti “ martyres inventi”, cioè “ritrovati” tra il IV e il V secolo. Anzi, intorno alla sua figura si sono accumulati numerosi dettagli, che non reggono a una serena critica storica. Tuttavia la recente ricerca agiografica ha individuato alcuni elementi certi dell’identità storica e spirituale del martire.

La più antica Passione di San Gennaro, iacta bononiensia (sec VI), lo presenta come un vescovo di Benevento martirizzato sotto Diocleziano, verso il 305. Secondo questo scritto, San Gennaro, recatosi a Pozzuoli per visitare il suo amico Sossio in prigione, viene anche egli imprigionato e poi condannato alla decapitazione presso la Solfatara insieme ad altri sei compagni: Festo e Desiderio di Benevento; Sossio, diacono di miseno; Procolo, Acunzo e Eutichete di Pozzuoli. Questa “passione” è interessata a riunire in un'unica leggenda i martiri della stessa regione, ma contiene anche gli elementi agiografici essenziali su San Gennaro. Sappiamo, inoltre, che sul luogo del martirio esisteva dal VI sec. Un oratorio dedicato al martire. Anche le fonti liturgiche offrono un riscontro di tali elementi. Il culto del Martire è, infatti, attestato tra i più antichi calendari. Il calendario Napoletano marmoreo del IX sec. , indica la memoria del santo in due date distinte: il 13 Aprile, per la traslazione del corpo, e il 19 Settembre per il martirio.

LE RELIQUIE DI SAN GENNARO

Le ossa del martire restarono per poco tempo nelle catacombe. Nel VI sec. Furono colocate nella grande basilica “a cielo aperto” tutt’ora esistente sulla collina di Capodimonte. Da qui le prelevò, verso l’831, il principe SiCone, che le portò a Benevento. A Napoli restarono però alcune ossa del craneo, custodite, da XIV sec., in un prezioso b

usto reliquiario, capolavoro dell’arte orafa Provenzale, fatto eseguire da Carlo II D’Angiò.

Da Benevento, in un periodo di guerra e saccheggi, le reliquie di San Gennaro furono trasferite nell’Abbazzia di Montevergine e quasi dimenticate. Infine, nel 1497 il cardinale Alessandro Carafa, le riportò a Napoli e le depose in una splendida cripta rinascimentale interamente in marmo, ricavata, con ardita soluzione architettonica, sotto il presbiterio della cattedrale. Nel Duomo di Napoli sono custodite anche due ampolle di vetro, contenenti del sangue, che la tradizione attribuisce a San Gennaro. A prima notizia storica di questa reliquia è data da un cronista medievale che il 17 Agosto 1389 annota, con stupore, il fenomeno singolare della “liquefazione” del sangue, documentata da allora ininterrottamente.

A partire dal XV sec. Si rafforza sempre più il legame tra cheap cialis no prescription la “reliquia” e Napoli, e il “miracolo” assurge a emblema della protezione del Santo sulla città, contro tutte le calamità naturali. Si può dire che la devozione popolare moderna abbia quasi dimenticato le ossa di San Gennaro per concentrarsi sul busto e sulla teca del sangue. Oggi la chiesa di Napoli sottolinea il valore della testimonianza evangelica del martirio e propone una teologia dei segni della fede, che esclude gli eccessi devozionali e contrasta ogni forma di superstizione.

LE OSSA

La ricognizione scientifica delle ossa eseguita da Gatone Lambertini e da Pier Luigi Baima Bollone ha identificato del materiale scheletrico assai antico appartenuto a un maschio dell’età di 30-35 anni della statura di 165 cm.

L’AMPOLLA

L’ampolla grande, nella quale si produce il fenomeno della liquefazione, è stata studiata dall’ archeologo Umberto Fasola, che la ritiene un’ampolla in uso nei cimiteri Cristiani tra il V e il VI secolo.

IL SANGUE

L’esame spettrografico effettuato sul contenuto dell’ampolla ha mostrato spettri che corrispondono all’emoglobina e ai suoi prodotti di degradazione.

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