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Sant’Antonio e il volo dei vecchi mobili dalle finestre

Volo dei mobili per Sant’ Antonio

Sant’Antonio. Il popolo salernitano è orgoglioso d’avere, in una cappella del duomo, la reliquia di san Matteo evangelista, il gabelliere di Cafarnao che segui Gesù.

E non manca all’appuntamento perchè reputa il santo un tantino puntiglioso e lo festeggia per tre giorni, fra le preghiere e i voti, con la tradizionale baldoria. Sacre funzioni, musiche bandistiche, fuochi pirotecnici e suon di campane danno inizio alla festa; il terzo giorno ha luogo la processione e la sera le tavoliate al l’aperto, messe su accanto alle trattorie, in cui si consumano i soliti cibi: pollastrini, pesce fritto, peperoni imbottiti, parmigiana di melanzane, meveza ‘mbuttunata (milza farcita, che a Napoli non si usa), ed infine, per frutta, «percoche», noci ed uva sanginella.Sant-Antonio(1) Patrona dei pescatori e dei naviganti é sant’Anna, venerata nella chiesa del borgo marinaro.

È una festa, quella in suo onore, più schiettamente popolare: vi ritroveremo le tavoliate, e le bancarelle con le pazzie/ le (giocattoli di poco prezzo), con noccioline, castagne infornate, i carrettini con gli immancabili gelati. Gli altri santi, nelle loro chiese, non sono dimenticati: più modesti i festeggiamenti e l’accorrere di devoti. E non é dimenticato Sant’Antonio, il protettore a cui s’accendono i falò.

Equi si manifesta l’unità nella varietà regionale: come nei quartieri di Napoli, si chiamano dalla strada i cittadini: «Menate! menate!”, e piovono dalle finestre i vecchi mobili, le sedie sconquassate, assi di legno e s’accendono nella notte i grandi fuochi (Sant’Antonio). A tal proposito, ecco una giaculatoria in cui si evoca il santo: “Sant’Antonij Abbat’ cu rr’ ccauz’ arrup’zzat’ cu lu cauzon’ dd’ vullut’ famm’ truvà quedd’ ch’ agg’ p’rdut'”, traducibile letteralmente in italiano come “Sant’Antonio Abate, con le calze rappezzate, con i pantaloni di velluto, fammi ritrovare ciò che ho perduto”.

 

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