Home / Itinerari Napoli / Chiese / Santa Maria del Popolo agli Incurabili

Santa Maria del Popolo agli Incurabili

Ecco il vasto ospedale detto degl’incurabili ,non già perché vi siano infermi di mali incurabili, ma perché vi sono accolti i poveri, che non possono curarsi nelle proprie case, e però si disse Santa Maria del popolo; si chiamò pure di tutti i santi perché inaugurato nel dì di ogni Santo. Nel 1549 Maria Longo, nobile e pia matrona Napoletana, essendo inferma di paralisi si recò al santuario di Loreto per grazia di Sanità, ed ottenutala ritornò a Napoli, dedicandosi tutta al servigio degli infermi nell’ospedale si San Nicola alla dogana, ora distrutto. Concepito come uno dei più vasti segni di carità, col consiglio di San Gaetano Tiene, comprò in questo luogo alcune case con giardini, e nel 1521 cominciò ad edificare questo grande ospedale, dove esaurite tutte le sue dovizie, si diede a raccogliere elemosine dalle persone che si recarono a visitare l’ospizio, dove ella medesima serviva gli infermi, le si aggiunse come aiuto la Pia duchessa di Termoli, Maria Ayerba e Lorenzo Battaglini. Leone X e Clemente VII corredarono l’ospedale di indulgenze e fondi, e vi fu eretta all’interno, per il suo reggimento una congrega ed una corporazione, che ebbe primamente a capo un consigliere di stato. Verso l’entrata, prima di uscire sulla via, si vede alla sinistra la chiesa Sacra alla Vergine, ed ai Santi Filippo e Giacomo, perché cominciata e compiuta il giorno Sacro a questi due apostoli; detta di Santa Maria del popolo dal nome dell’ospedale. Ne fu

fondatrice la medesima Maria Longo. È una gran sala messa a stucco nel 1650, ha 12 altari oltre il maggiore composto di marmi rabescati con pietre di valore. L’assunzione di Maria nella cupola, gli evangelisti, nei peducci, i santi tra i finestroni del tamburo, i dottori nei sott’archi, i Santi Pietro e Paolo nel muro dietro l’altare maggiore, i laterali a fresco nel coro dimostranti il martirio dei santi Filippo e Giacomo, e la Nunziata in due compartimenti ai lati dell’arco della chiesa, sono opere tutte di Belsario Corenzio. Il quadro del maggiore altare della Vergine del popolo tra molti Santi è del Mura; ai due lati della tribuna ci sono due tombe con statue, uniche in Napoli, dello scalpello di Fra Iacopo da San Severino, anche se gli altri credano che siano del Merliano; qu

ella di fronte è di Andre de Capua, marito di Maria Ayerba, quella a sinistra è del loro figlio ferdinando; la pia Maria famosa coadiutrice di Maria Longo, qui vi depose le ceneri del consorte e del figlio, e tra le due fece costruire una tomba al suolo per le sue future ossa, ove discese nel 1532. Osservando le cappelle del lato destro; la prima quasi abbandonata presso la porta, ha sul cancello una tela della Deposizione di Benvenuto Garofalo; nell’interno la volta è istoriata a fresco dal Corenzio; le quattro tele alle pareti del Natale, del Riposo in Egitto, Epifania e Presentazione, e le due Sante i lati dell’altare sono di G. Battista Rossi; e si vede anche la tomba di Ludovico Montalto, da cui si evince la mediocrità del lavoro. Nella seconda il quadro della Vergine tra i vari Santi è il Santafede; nella terza il Niccolò è D’Andrea Sacchi; nella quarta il Natale è del caracciolo, e sopra l’Incoronazione della Vergine è scuola del Solimena; le altre cappelle di questo lato non hanno oggetti rimarchevoli. Dal lato di contro, la tela del Biagio al Calvario, che è sulla tomba di Paolo Giraldo, è del Caracciolo; nella cappella seguente la Vergine del Rosario è di Silvestro Buono; nell’altra i gruppi di Angeli che sostengono un bassorilievo della Vergine, con le immagini dei Santi Gaetano e Andrea Avellino, sono scuola del Vaccaro; nella terza la Vergine Lauretana è una delle più bell’opere del Ribera; nella quarta il San Carlo è del Solimena, nella quinta la Vergine coi Santi Filippo e Giacomo è del Sabatini; nella sesta la tavola del Crocifisso è di Marco Senese. In sacrestia nella volta g. Battista Rossi dipinse la Vergine col popolo; l’armadio ben lavorato è del Fanzaga. Sull’interno della porta di questa chiesa vi era un celebre quadro della Trasfigurazione, lavoro di GianFrancesco il Fattorino discepolo di Raffaello, la quale fu involata e tradotto in Spagna da un Vice Re. Finalmente sono in questa chiesa le ceneri dei medici Zuccaro, morto nel 1634 e Antonio Sementini morto nel 1827.

zp8497586rq
'
x

Check Also

Basilica di Santa Maria Maggiore

Una delle quattro più antiche basiliche maggiori della Napoli antica: Santa Maria Maggiore detta la ...

Le più belle chiese di Napoli

Partiamo dal Duomo ovvero dalla cattedrale dedicata a Santa Maria Assunta, il luogo più conosciuto ...

San Gregorio Armeno: dee, sacerdotesse e sante

Da un decumano all’altro attraverso via San Gregorio Armeno, strada resa celebre in tutto il ...

L’Arte Medievale a Napoli

Dal 12 Marzo sarà  possibile intraprendere un percorso storico che da rilievo alla Napoli Medievale, ...

Via Toledo

Via Toledo prende il nome dal vicerè spagnolo Don Pedro Alvarez de Toledo risanò ‘edilizia ...