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Sant'Angelo a Nilo

Eretta nella seconda metà del sec. XIV dal card. Rinaldo Brancaccio in onore di s. Michele, con un ospedale per i poveri. La maggior porta è sulla via di Mezzocannone; sotto l’ arco vedesi  ricoperto di lastre un affresco in campo d’ oro di Colantonio del Fiore, dinotante la Vergine tra ss. Michele e Baccolo, che le presenta Rinaldo; ai lati della porta erano una volta nelle due nicchie murate le statue dei ss. Aspreno e Baccolo; sulla minor porta la statua terzina di S. Michele è uno stupendo lavoro del secolo XVI, barbaramente stropicciata con arena e guasta con lo scalpello per smania del restauro nel 1845; lateralmente sono le statue due Sante Candite Napolitane. La chiesa, così come oggi la si vede, fu rinnovata da Guglielmelli; ora si è fatto un nuovo restauro. La tavola di S. Michele sul maggiore altare è tra le bellissime di Marco da Siena; a sinistra vi è il sepolcro del card. Rinaldo fondatore, stupendo lavoro del Donatello, costruito per ordine del gran duca Cosimo De Medici, esecutore del testamento del Cardinale, che morì a Firenze. Dirimpetto è una capricciosa macchina sepolcrale che chiude le ceneri di vari personaggi di casa Brancaccio, lavoro di Bartolomeo e Pietro Ghetti. I Santi dipinti tra i finestroni sono del pennello di G. Bernardo Lama; alle pareti nei medaglioni sono immagini dei prelati di casa Brancaccio. Nella cappella presso la porta a dritta di chi entra vi era una volta il quadro di S. Baccolo napoletano vescovo di Sorrento, tolto ai nostri giorni ora vi è quello della pietà d’ottimo pennello; di rimpetto vi è una grande cappella sacra a S. Candida Iuniore. Questa illustre matrone napoletana di casa Brancaccio visse sulla fine del secolo VI, dando luminose prove d’eroiche virtù nello stato coniugale, morì nel 1585 il 10 settembre, e fu sepolta nella diaconia di Sant’Andrea  a Nilo, ove giacque fino al secolo quattord

icesimo. Allora il Cardinal Rinaldo ne trasferì le reliquie in questa chiesa, collocandole sotto l’altare sacro al nome di lei, il quale ignorasi se sia stato in questa cappella o in altra parte della chiesa, rimane quindi tutt’ora ignoto il sepolcro odierno della Santa; alcune reliquie però sono nella sua statua riposta in sagrestia, altre in quella che serbasi al tesoro di San Gennaro. Sull’altare di questa cappella fu un quadro di Colantionio Del Fiore, diviso in due compartimenti, nel superiore la vergine, nell’inferiore San Michele e Santa Candida, ma non sappiamo ove sia capitato: ora vedesi invece una tela su cui si mostra Santa Candida innanzi alla Vergine, lavoro di ignoto. In sagrestia sono quadri degni di osservazione, specialmente un San Michele e un Sant’Andrea di Tommaso De Stefani, benchè altri lo creda di Angiolillo Bocca di Rame. Presso questa chiesa era famosa la Biblioteca Brancacciana. Al volgere del secolo XVII si desiderava in Napoli una pubblica Biblioteca per l’istruzione della gioventù; e ne concepì l’idea il dotto Cardinal Francesco Brancaccio. Lui raccolse una ricchissima libreria che per testamento nel 1675 delegò al comodo dei suoi concittadini, affidandone l’esecuzione a Stefano Brancaccio vescovo di Viterbo, poi Cardinale. Morto Stefano nel 1682, e poco dopo anche suo fratello Manuela vescovo di Ariano, l’altro fratello Giambattista mandò in esecuzione la volontà di Francesco. Egli dunque nel 1686 fece edificare le sale opportune in questo palazzo, con l’assegnamento di 700 ducati annui per il mantenimento; e nel 1734 furono pubblicate varie leggi per l’amministrazione. Successivamente Andrea Gizio nel XVIII sec e Domenico Greco nel 1738 l’arricchirono delle copiose loro librerie. Nel 1742 fu imposto ai

tipografi di deporvi gratuitamente ogni opera che mettessero a stampa. Nel 1750 fu restaurata e riordinata, e se ne formò un catalogo. 

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