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Il teatro, Viviani, il Gambrinus… e “Vicoli in cartolina”

Raffaele Viviani nacque nel 1888 a Castellammare di Stabia, in provincia di Napoli da una famiglia povera, prese fin da giovane la strada dell’arte, dello spettacolo, che costruì a poco a poco. Era appena un ragazzino quando gli morì il padre, e alla morte di questi fu costretto a ricoprire il difficile ruolo di “pater familias”. Doveva occuparsi della madre e della sorella Luisella, anch’ella giovane attrice e grande cantante. I tre vissero nella più cupa disperazione e miseria; Raffaele da buon scugnizzo, passava le sue intere giornate per le strade e per i vicoli di una Napoli pericolosa e criminale. Ma sapendo di avere un talento naturale, decise di sfruttarlo appieno. Nonostante fosse una persona analfabeta, che non sapeva né leggere e né scrivere, volle studiare da autodidatta per migliorarsi, e seppe riscattarsi socialmente e culturalmente dopo un lungo tirocinio da artista poliedrico quale egli era. In breve tempo fu ammirato e apprezzato in tutti i teatri d’Italia, d’Europa e oltre Oceano. Con la sua compagnia di teatro di prosa dialettale (fondata nel 1917 e diritta personalmente da lui fino al 1945) di cui fece parte anche la sorella Luisella, recitò ovunque. Sulle tavole del suo palcoscenico diede vita dunque ai sentimenti, alle ansie, alle passioni, alle gioie, ai problemi, alle lotte, alle ingiustizie e alle rivendicazioni di questa umile plebe napoletana. Il popolo vivianesco diventa quindi metafora dell’intero universo. Don Rafele analizza attentamente la realtà sociale in cui vive, per poi inscenare sul palcoscenico vari e diversi personaggi popolari,L’Italia perbenista, la borghesia benpensante e la cultura e la censura fascista chiesero ed ottennero i tagli sui copioni vivianei. Il fascismo era pronto ad ostacolare la diffusione delle compagnie dialettali e quel teatro regionale-popolare, di cui Papilluccio (così era chiamato da tutti) era rappresentante. Morì a napoli il 22 Maggio del 1950.

Oggi pomeriggio, la sala della famosissima caffetteria Gambrinus di Napoli,che tra l’altro festeggia i 40 anni con la famiglia Sepe, ha accolto un gruppo teatrale dalle notevoli potenzialità artistiche. Giovani, anzi giovanissimi ragazzi provenienti da svariati istituti superiori di paesi di periferia, come Scisciano, Somma vesuviana, Pomigliano d’arco, sulla base di esperienze passate si sono riuniti insieme alle loro “Maestre”: Maria Sorrentino e Melina Troise e hanno deciso di portare, coraggiosamente in scena opere di Viviani, in un riadattamento della stessa Professoressa Maria Sorrentino che prende il titolo di “Vicoli in cartolina”. Coraggiosi nel portare in scena una passionalità che Viviani con forza cercava di trasmettere nelle sue righe, attraverso anche musiche e prose, e forse non sempre colta come meritava, coraggiosi nel mostrare quella Napoli che non sempre fa comodo vedere… ieri, come oggi.
I ragazzi hanno mostrato passione, preparazione, e sono riusciti ad emozionare, attraverso canti e espressività il pubblico colto e raffinato del Gambrinus, che di sicuro di spettacoli non ne vede pochi.
Si tratta di un laboratorio teatrale, che con non poche difficoltà sta cercando di affermarsi nel teatro e in ciò che tenga legato arte, passione, dedizione e impegno. La cosa che più è risaltata agli occhi è stata la giovane età dei protagonisti, e lo stesso impegno che ci hanno messo.
Anche le professoresse hanno voglia, come Viviani, di riscattare Napoli, di far vedere che nonostante le mille difficoltà Napoli ce la fa…che non è solo immondizia, camorra e superficialità…ma napoli è anche impegno, voglia di fare e di dire, e tutto ciò con l’aiuto dei ragazzi che difronte una così importante missione non si sono tirati indietro, ma anzi hanno mostrato tutto il loro coraggio.
Protagonisti: Antonio Aristarco, Florinda Capasso, Rossella Sirico, Deborah Sacco, Raffaele Esposito, Patrizia Piramide, Gino Piramide, Ivan Piccolo , Salvatore Cardillo, Mariarca Cozzolino, Alessandra Russo, Luciana Giordano.
Complimenti Ragazzi.
Ad Majora.
Susy Allocca

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