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Torre del Greco, ecco storia e fotogallery

Torre del greco, ecco la storia della città

Torre Del Greco. L’artigianato del corallo in Campania, e particolarmente a Torre del Greco, ha origini assai remote: risale ai tempi della Roma imperiale. Di secoli, quindi, ne sono trascorsi parecchi eppure, ancora oggi, dalle botteghe di Torre del Greco, collane, orecchini, anelli e braccialetti vengono esportati in tutto il mondo. Un tempo la pesca – effettuata nei mari della Sardegna, della Sicilia e dell’Estremo Oriente – veniva effettuata con un attrezzo chiamato ‘n ‘gegno’ (o ingegno), una croce di Sant’Andrea formata da due robuste travi di legno zavorrate dal ferro che le unisce. Lungo i quattro bracci, a distanze varie, fino alle estremità, pendevano robusti spezzoni di rete destinati a raccogliere i pezzi di corallo che erano stati divelti dall’ingegno.panormaa città torredelgreco La diversa angolatura dei legni, non perpendicolari tra loro, consentiva all’attrezzo di appoggiarsi a pareti rocciose variamente conformate, in modo da ottenere una maggiore aderenza e risultati più proficui .

L’ingegno veniva issato a bordo delle navi coralline a forza di braccia per mezzo di un argano.

Fino a che il motore a scoppio non li sostituì, erano ancora gli uomini, a forza di remi, a muovere l’imbarcazione negli spostamenti destinati a trascinare lo strumento lungo o sopra le scogliere. L’enorme progresso tecnologico, avvenuto dopo la seconda guerra mondiale nel campo dell’immersione subacquea, ha soppiantato completamente i metodi tradizionali di pesca del corallo. Lo strumento di raccolta vero e proprio è divenuto semplicissimo, quasi un ritorno all’antichità: un martelletto o ‘picchetta’ ed un paniere.

Il corallo pescato va innanzitutto ben ripulito (‘tenagliato’) dalle eventuali concrezioni e bacature.

Il corallo greggio vien poi suddiviso in varie qualità: il ‘terraglio’, costituito dalle cime e dai rametti” più sottili; il ‘terraglione’, composto da rametti del diametro di 3-4 millimetri; il ‘barbaresco’, costituito dai rami da 4 a 5 millimetri; il ‘corpo’, cioè i rami superiori ai 5 millimetri; la ‘mostra’, cioè le parti di maggior grossezza; ed infine la ‘paccottiglia’, che raggruppa solo i tronchi migliori, diritti e senza ramificazioni.

Questa suddivisione avviene soltanto per la lavorazione cosiddetta ‘di liscio’, mentre, evidentemente, non ha ragion d’essere per i pezzi destinati alla scultura (impropriamente chiamata incisione).

La lavorazione ‘di liscio’ è distinta a sua volta in due metodi diversi: l’uno riservato al prodotto per l’oreficeria corrente, l’altro utilizzato per l’alta gioielleria; il primo viene detto ‘di fabbrica’ ed il secondo ‘di tondo e rotondo ‘.

Dopo la cernita per grossezza, si fa una suddivisione per colore destinando i colori più pregiati alla lavorazione di tondo e rotondo. Si procede quindi al taglio, che può avvenire a mano, con appositi strumenti, o meccanicamente per i pezzi maggiori. Il corallo, tagliato e diviso per qualità, viene sottoposto ad una crivellatura con setacci a buchi che vanno da un diametro di due millimetri e mezzo fino a venti. Formate le partite, esse vengono assegnate alla lavorazione a cottimo, sia nelle fabbriche che a domicilio. Qui vengono sottoposte alla foratura: questa può essere a ‘mezzo buco’ o a ‘passatoio’ secondo che si tratti di palline e bottoni o invece di sfere da infilare.

Si passa poi all’arrotondatura’: per la roba ‘di fabbrica’, l’arrotondatura è fatta dagli ‘arrotari’, uomini e donne che lavorano il materiale alla mola; per il tondo e rotondo questa operazione spetta ai ‘pallinari ‘, che lavorano il materiale con la lima per ottenere delle curvature perfette. 800px-Torre_del_greco_portoInfine la ‘Iucidatura’, che si ottiene in buratti rotanti in cui sono immesse, oltre al materiale da lucidare, apposite sostanze abrasive (Storia di Torre del Greco).

La lavorazione artistica a scultura è quella che più sfugge alla descrizione, perchè la meno standardizzata ed anche perché è da considerare, nei casi migliori, vera e propria scultura di grande livello artistico, anche se applicata a soggetti di misura ridotta.

In ogni modo, ecco le fasi della lavorazione artistica, brevemente riassunte: il ‘taglio ‘, che, evidentemente, dev’essere fatto con grande intuito; !” arrotatura’, l’aggarbatura’ e la ‘messa in pece’, per i pezzi destinati ad essere scolpiti come cammei; !” incisione’, la ‘depurazione’ ed il ‘pulimento’, che consistono l’uno nel togliere le eventuali macchie od alterazioni di colore sulla superficie scolpita, l’altro nel lucidare pazientemente, a mano, con oli ed abrasivi, l’opera, fino a renderla perfettamente compiuta.

 

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