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Totò era veramente nobile?

toto_nobiltaTotò, o per meglio dire Antonio Clemente, nacque a Napoli nel rione Sanità, il 15 novembre del 1898, sotto il segno dell’Acquario. Sull’atto di nascita, depositato presso il comune di Napoli, risulta registrato con il nome di Clemente Antonio, figlio di Clemente Anna nubile.
Quel “nubile”, quella semplice parola che Totò comprenderà subito nel suo significato reale di persona “non sposata”, peserà molto nei suoi primi anni di vita, e non soltanto in quelli.
Della nascita di Totò si conosce una versione ufficiale, chiaramente fatta circolare da egli stesso, che tutti ripeteranno come si ripete una favola o un aneddoto di famiglia.  Questa versione fu scritta la prima volta nel libro di Passarelli e Ferrau “Siamo uomini o caporali” e successivamente fu ripresa da Franca Faldini, da Diana Rogliani e dalla figlia Liliana.
Si racconta che Anna Clemente, figlia di una famiglia molto povera (a detta ovviamente dello stesso Totò, anche se per precisione sembra che la reale estrazione sociale Totò volesse nasconderla), si fosse innamorata di un certo marchesino di nome Giuseppe de Curtis, un piccolo rampollo di una antica casata ormai decaduta.
Dopo un pò di tempo passato ad amoreggiare Anna Clemente resta incinta. A questo punto il marchese terrorizzato dai parenti e dalle nobili tradizioni della sua famiglia, decide di scomparire. Così la giovane Anna, aiutata dalla madre, decide di allevare con i pochi mezzi a sua disposizione, il piccolo Totò. Tira su cosi il figlio di quella relazione sognando per lui un futuro da ufficiale di Marina.
I soldi per tirar su questo figlio, non si sa da dove provenissiero. Nelle memorie non è dato sapere come Anna Clemente e sua madre si procurassero il sostentamento. C’è chi dice che lavoravano come lavandaie, chi come portinaie, chi invece avvalorano l’ipotesi che lo stesso marchese passasse un assegno mensile alle due donne.
Certo è che nei racconti giovanili di Totò non c’è traccia di suo padre.  Il racconto prosegue con la morte improvvisa del padre del marchesino, che da a questo punto via libera al riavvicinamento tra i due giovani amanti. Passano ancora qualche anno prima che il marchesino de Curtis decida di sposare finalmente Anna Clemente e togliere quel bruttissimo n.n. dal certificato di nascita di Totò.
Il matrimonio, sempre a detta dello stesso Totò, avvenne intorno agli anni 20 e successivamente la nuova famiglia de Curtis si trasferì a Roma, dove il marchese aveva già da tempo spostato le

sue attività.

Questo racconto non è però facilmente verificabile in ambito storico. Di Totò nel rione Sanità resta soltanto una lapide sulla facciata della casa dove nacque e tanta mitologia. Si racconta anche che fino a qualche anno fa girando per la Sanità potevi imbatterti in una vecchietta che si definiva “il primo amore di Totò”.

Andiamo per punti e vediamo perchè la versione ufficiale non convince più di tanto. Inanzitutto, perchè il marchese de Curtis, che pure non aveva ereditato nulla dal genitore, che si diceva fosse ridotto in miseria, ha obbedito al divieto di sposare Anna Clemente fino a diversi anni dopo della morte del padre? Da cosa fu determinato il suo tardivo ripensamento, avvenuto (stante il racconto dello stesso Totò) quando aveva già intorno ai 50anni?

Questi e molti altri interrogativi ci portano a rivedere drasticamente il racconto tramandato. Ci sembra molto probabile che Totò fosse alla ricerca disperata di un padre e, per di più, che avesse delle origini nobiliari. Trovare un nome altisonante, avrebbe permesso di dimostrare a tutti che lui un nome lo aveva e che per di più era un nome importante, il più importante di tutti.
Un ipotesi da non scartare è quella che vorrebbe Anna Clemente ragazza madre che, grazie alle pressioni del figlio, decide di convolare a nozze con l’ormai anziano marchese.

Il giallo sul cognome di Totò si infittisce ancora di più grazie alla testimonianza di Diana Rogliani (una delle mogli di Totò). Racconta Diana che un giorno Totò, ormai divenuto un personaggio noto del teatro italiano, decise di andare a trovare il presunto nobile padre, e gli propose di unirsi in matrimonio con la madre in cambio di un vitalizio e in cambio ovviamente dell’aquisizione del suo cognome. Il racconto di Diana è molto importante perchè venne fatto ben prima che Totò diventasse famoso e ben prima che Totò divulgasse la sua verità sulle sue origini.

In questo guazzabuglio di versioni una cosa però appare certa, Totò il padre se lo è cercato con forza e lo ha fortemente voluto proprio per darsi quel nome che gli era venuto a mancare da ragazzo. Nel corso degli anni, Totò cercò poi una sfilza di altri parenti nobili da cui farsi adottare, come il principe Gagliardi, e alla sua morte aveva collezionato una sfilza enorme di titoli nobiliari.

Ecco l’elenco dei titoli di Totò (tratto dall’ “Elenco Storico della Nobiltà Italiana”): Focas Flavio Angelo, Ducas Comneno de Curtis di Bisanzio Gagliari Antonio Giuseppe di Luigi Napoli, Principe Conte Palatino, Cavaliere del Sacro Romano Impero, Nobile Altezza Reale….ed ovviamente Totò.

Molto probabilmente storicamente quindi, Totò non era figlio di una nobile casata, ma letteralmente acquistò questo titolo badando al sostentamento di alcuni vecchi nobili decaduti della nobiltà napoletana. Ma il titolo di principe bisogna comunque darglielo a pieno titolo, perchè nella sua vita ha saputo come pochi sfruttare il suo immane talento per metterlo al servizio di quel popolino meno facoltoso che come lui vedeva in una sana risata un modo per continuare ad avere speranza.

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