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Giovanni Pontano, ecco la biografia e le opere

Giovanni Pontano, ecco la biografia e le opere

La storia di Giovanni Pontano

Uomo pratico, ministro, negoziatore politico, mente realistica ed empirica, Giovanni Pontano nacque in Umbria, a Cerreto di Spoleto nel 1429. Compì i suoi primi studi a Perugia ed entrò quindi nella protezione di Alfonso d’Aragona (Chi è Giovanni Pontano?).Giovanni Pontano fotoDal 1448 visse a Napoli, alla corte aragonese e nel sodalizio dell’accademia del Panormita, alla cui morte successe nella direzione. Lavorò alacremente da amministratore e politico, e nel febbraio del 1487 appare col titolo ufficiale di primo ministro di Ferdinando I.

Gli ultimi anni della sua vita, con la discesa a Napoli di Carlo VIII , non furono facili. Fu allontanato dalla vita pubblica, ebbe gravi lutti familiari, cadde in sospetto della monarchia. Continuò tuttavia a lavorare con solerzia e la morte – sul fini re del 1503 – lo colse mentre stava dando l’ultima mano ad alcuni suoi trattati. Riplasmò in latino il proprio nome e gli piacque firmarsi Giovanni Gioviano Pontano.

Oltre a trattati e dialoghi in latino e a un De principe scritto per il duca di Calabria quand’era suo precettore, ci rimane di lui un gran numero di Carmina che costituiscono la più vivace espressione della poesia «neolatina» quattrocentesca.Giovanni Pontano immagineSono gli Amorum libri, la Lyra, i Versusiambici, gli Hendecasyllabi, il De amore coniugali, l’Eridanus, i Tumuli, le Neniae, alcune Ecloghe (tra le quali quella sona di idillio mitologico sulle bellezze di Napoli che s’intitola Lepidina) e, ancora, il poema astronomico Urania e i poemetti di soggetto naturalistico Meteororum libri e De hortis Hesperidum: tutta una vastissima produzione nella quale, soprattutto in quella lirica, c’è un unico motivo a dominare: l ‘ amore.

E sarebbe meglio dire , come è stato detto da Francesco Arnaldi, la donna; ma con una molteplicità di toni e modi che vanno ben al di là di quelli usati dagli elegiaci latini e da Catullo, anche se di un Catullo, come è stato osservato da Croce (con Arnaldi tra i più fini interpreti di questa poesia), «più procaceche elegante». La donna di Pontano ne è poi anche la moglie , la bella Adriana Sassone, Ariadna, amata in vita e in morte. Nell’ambito di questi affetti familiari prende un particolare rilievo quello che Pontano nutrì per il figlio Lucio, morto tragicamente quando aveva solo ventinove anni. Per lui il padre scrisse le bellissime Neniae, continuate più tardi nei Versus iambici per la nipotina tranquilla. Ma accanto alla moglie e al figlio, accanto alla cerchia della famiglia e della fede, esiste in Giovanni Pontano (Traduzione Galatea) tutto un mondo femminile (le donne della passione e dell’avventura) che sembra mettere in ombra il mondo stesso di Ovidio (anche se poi ci si accorge che la poesia dei Carmina è una poesia più di superficie che di profondità, più di colori che di affetti autentici).

In ogni caso Pontano, soprattutto per certe dosature della sua lingua, sembra preludere alle esperienze del neoclassicismo settecentesco mentre, per altri versi (per i suoi quadri delle strade e del mare di Napoli) può apparire quasi in gara linguistica con il dialetto del suo paese d’adozione, il napoletano (Arnaldi).

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