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La pittura Caravaggesca di Battistello Caracciolo

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La pittura Caravaggesca di Battistello Caracciolo

[:it]

La pittura di Battistello Caracciolo, nato a Napoli nel 1578, sarà segnata dalla presenza nella città del forte influsso che un grande artista come Caravaggio non poteva che imprimere tra i pittori del tempo.

Il tema dell “Ecce Homo” é stato spesso trattato durante la lunga Carriera di Battistello Caracciolo (Causa, 2000, p. 176, 179, 181). L’esempio del Museo Nazionale di Capodimonte, é quello, non solo più conosciuto, ma anche quello che colpisce di più, maggiormente rappresentativo.

Appoggiato ad una balaustra, il Cristo, indebolito da una corona di spine e avendo nella mano destra delle rose, in segno della sua potenza, guarda qualcosa di immaginario levando gli occhi al di sopra di lui, la sua espressione permette di far capire all’osservatore il suo dolore. Al suo fianco, un personaggio, che possiamo supporre essere  Pilato, Battistello gli dipenge la mano sinistra come se stesse attendendo la pronuncia delle parole celebri dell’evangelista: «Ecco l’uomo» (Jean, 19, 4-5). Dirige il suo sguardo all’esterno della pittura, con un aria mista tra la rasseganzione ma allo stesso tempo di sollievo. L’opera é  serrata intorno alle due figure, le mani sono situate giusto al bordo della tela, il realismo dei volti emerge dalla descrizione minuziosa della barba e dei capelli, in questo caso, il chiaro-scuro é molto visibile, mettendo in risalto la forte affiliazione al Naturalismo di Caravaggio.

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Di fatto, numerosi sono gli altri autori che hanno sospettato, dietro questo “Ecce Homo” la possibilità di un prototipo Caravaggesco, come per esempio l’ “Ecce Homo” a più figure conservato nel santuario del Gesù Bambino di Praga a Arenzano (Genova), studiato e attribuito da Papi e considerato come un originale del Maestro. Altri esemplari testimoniano la larga diffusione di questo, Ecce Homo, che sarà po lo spunto e la base di ispirazione di molti altri pittori, come per esempio la comanda passata a Caravaggio, nel 1609, da Niccolo di Giacomo di Messina, che domanda un intervento simile su un ciclo della passione(Gregori in Napoli 2004-2005, p. 155-156).

In questo modo Battistello ha avuto la possibilità di conoscere e collaborare alla composizione multipla, comprendendo che non era una cosa impossibile, viste le precedenti incertezze, ma continua sulla sua linea di pensiero considerando una composizione del genere, non adatta all’emersione delle emozioni, al contrario, il suo Ecce Homo appare, straordinariamente concentrato intorno a due soli protagonisti. Il carattere indeterminato della figura di Pilato, offre una sorta di comunicazione diretta con lo spettatore, oltre a donare una grande forza alla pittura, (Stoughton in Napoli 1984-1985, I, p. 202). La maggior parte degli autori attribuito la tela al periodo di giovinezza del Battistello, probabilmente il 1610, negli stessi anni della produzione del Battesimo di Cristo  o della Crocifissione del Museo di Capodimonte.

Questa datazione precoce sembra molto meglio convergere in un’altra tela del Battistello, con lo stesso soggetto, (Saint-Petersbourg, museo de l’ Hermitage), nella quale l’utilizzo della luce pitturale appare, pero, più semplice. L’espressione del Cristo nella tela russa, risulta sembrare assente, deriva dall’evidenza di celebrare la “Flagellazione” di Caravaggio che si trova nella chiesa di San Domenico Maggiore, di cui il Battistello conosce i più piccoli caratteri.

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Ma dopo tutti i vari studi e le varie considerazioni, questo quadro sembra trovare la giusta datazione attraverso gli studi del Bologna, che ha giustamente rimarcato la questione verso il terzo decennio del secolo: il trattamento della luce , qui, appare meno duro que nelle teli dell’età giovanile, l’esecuzione é più ampia le diversa dalla classica semplificazione delle forme, che evinceva all’inizio (Causa in Naples 1991, p. 238). L’evoluzione di Battistello, soprattutto quella legata al suo secndo periodo, quello della maturazione, fu rapido e complesso, in cui il pittore ha voluto richiamare gli stessi temi di sempre ma con uno spirito del tutto differente, più preciso, minuzioso, dalle pennellate più dense.

 

Assunta Allocca

 [:en]

Painting Battistello Caracciolo, born in Naples in 1578, it will be marked by the presence in the city of the strong influence that a great artist like Caravaggio could only impress among the painters of the time. The theme of “Ecce Homo” was often treated during the long career of Battistello Caracciolo (Case, 2000, p. 176, 179, 181). The example of the National Museum of Capodimonte, is to not only better known but also what is most striking, more representative. Leaning against a railing, the Christ, weakened by a crown of thorns and having in his right hand rose, a sign of his power, looks something imaginary looking up above him, his expression allows to understand all ‘ observer his pain. At his side, a character that we can assume to be Pilate, Batts dipenge the left hand as if he were waiting for the word pronunciation famous evangelist: “Behold the Man” (Jean, 19, 4-5). He directs his gaze outside the painting, with a mixed air between the rasseganzione but at the same time relieved.

Battistello,_ecce_homo,_1610_ca.,_Q1709

The work is tightened around the two figures, the hands are located right at the edge of the canvas, the realism of the faces emerging from the detailed description of the beard and hair, in this case, the light and dark is very visible, highlighting the strong affiliation to the Naturalism of Caravaggio. In fact, there are many other authors who have suspected, behind this “Ecce Homo” the possibility of a prototype of Caravaggio, such as the ‘”Ecce Homo” to more figures kept in the sanctuary of the Infant Jesus of Prague in Arenzano (Genoa) , studied and attributed to the Popes and regarded as an original master. Other examples testify to the wide dissemination of this, Ecce Homo, which will bit the inspiration and the basis of inspiration for many other artists, such as the commands passed to Caravaggio in 1609 by Niccolo di Giacomo di Messina, which demand intervention similar to a cycle of passion (Gregori in Naples from 2004 to 2005, p. 155-156). This way Batts had the opportunity to meet and collaborate in multiple compositions, realizing that it was not an impossibility, given the previous uncertainty, but continues on his line of thought considering a composition of this kind, not suited to the emergence of emotions, on the contrary, his Ecce Homo appears extraordinarily concentrated around only two protagonists. The indeterminate nature of the figure of Pilate, offers a kind of direct communication with the viewer, as well as giving a great strength to the painting, (Stoughton in Naples from 1984 to 1985, I, p. 202). Most of the authors attributed the painting to the period of youth Batts, probably 1610, the same year the production of the Baptism of Christ and the Crucifixion of the Capodimonte Museum.

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This early dating seems much better converge in another canvas of Batts, with the same subject, (Saint-Petersbourg, museum de l ‘Hermitage), in which the use of pictorial light appears, however, easier. The expression of Christ in Russian painting, sound is absent, comes from the evidence of celebrating the “Flagellation” by Caravaggio in the church of San Domenico Maggiore, whose Batts knows the smaller characters. But after all the various studies and the various considerations, this picture seems to find the right dating through studies of Bologna, which has rightly stressed the issue to the third decade of the century: the treatment of light, here, it appears to be less hard que in towels of youth, the execution is broader than the classical the simplification of forms, which evinceva beginning (Case in Naples in 1991, p. 238). The evolution of Batts, especially that related to his secndo period, that of maturation, was rapid and complex, in which the painter wished to draw the same themes but always with a spirit quite different, more precise, meticulous, brushwork denser.

Assunta Allocca

[:fr]

Peinture Battistello Caracciolo , né à Naples en 1578 , sera marquée par la présence dans la ville de la forte influence un grand artiste comme Caravage ne ​​pouvait impressionner parmi les peintres de l’époque .

Le thème de l’Ecce Homo a souvent été abordé par Battistello tout au long de sa carrière (Causa, 2000, p. 176, 179, 181) : l’exemplaire du museo di Capodimonte, le plus connu, est aussi le plus frappant. Accoudé à une balustrade, le christ, affublé d’une couronne d’épines et tenant de la main droite une canne de roseau- insignes dérisoires de sa royauté- regarde une foule imaginaire massée en dessous de lui ; son expression est à la fois douloureuse et résignée. A ses côtés, un personnage que l’on peut supposer être Pilate, le désigne de la main gauche et semble prononcer les paroles célèbres que mentionne l’évangéliste : « Voici l’homme » (Jean, 19, 4-5). Il porte son regard à l’extérieur du tableau avec un air de contentement voire de soulagement. Le cadrage très resserré autour des deux figures, les mains situées tout prés du rebord de la toile, la vérité des visages avec la description attentive des barbes et des chevelures, le clair obscur très affirmé sont autant de traits qui désignent une filiation évidente avec le naturalisme de Caravage. De fait, nombreux sont les auteurs qui ont suspecté derrière cette composition un possible prototype caravagesque comme par exemple l’Ecce Homo à plusieurs figures conservé dans le sanctuaire de Gesù Bambino di Praga à Arenzano (Gênes), révélé par Papi et considéré comme un original du maître (1990). D’autres exemplaires témoignent de la large diffusion de cet Ecce Homo mis en relation avec la commande passée à Caravage, en 1609,  par Nicolo di Giacomo de Messine sur un cycle de la Passion (Gregori in Naples 2004-2005, p. 155-156).

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Si Battistello a très bien pu avoir connaissance de tels modèles, force est de constater qu’ il ne retient rien de la complexité de la composition à plusieurs personnages ni de la tension dramatique qui la caractérise ; son Ecce Homo apparaît, au contraire, extraordinairement concentré autour des deux protagonistes comme dans le cas d’un tableau de dévotion privée. Le caractère indéterminé de la figure supposée de Pilate (qui pourrait tout aussi bien être un contemporain du peintre) renforce le lien du spectateur avec le Christ et ajoute une grande force au tableau (Stoughton in Naples 1984-1985, I, p. 202).  La plupart des auteurs ont rattaché la toile à la production de jeunesse de Battistello, autour de 1610, aux côtés d’œuvres comme le Baptême du christ  ou la Crucifixion du museo di Capodimonte. Cette datation précoce semble beaucoup mieux convenir à une autre toile de Battistello, de même sujet, (Saint-Petersbourg, musée de l’ Hermitage), dans laquelle le traitement de la lumière apparaît plus dur et le traitement de la matière picturale plus simplifié.

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L’expression du Christ dans la toile russe, comme absente et résignée, dérive à l’évidence de la célèbre Flagellation de Caravage de San Domenico Maggiore que Battistello connaissait bien. Au contraire, comme l’a justement fait remarquer Bologna, notre tableau pourrait plus légitimement venir se placer vers la troisième décennie du siècle : le traitement de la lumière y apparaît moins dur que dans les toiles précoces déjà mentionnées et  l’exécution plus ample et assurée sans les typiques abréviations formelles des débuts (Causa in Naples 1991, p. 238). L’évolution de Battistello passé le milieu de la seconde décennie fut rapide et complexe et l’artiste a très bien pu revisiter un thème déjà abordé antérieurement dans un esprit tout différent.

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